Una nuova vita per i beni culturali dei depositi: la rivoluzionaria "Carta di Catania" approvata in Sicilia

10.02.2021

di Massimo Maggio

È di questi giorni la notizia che uno dei musei più famosi al mondo, il MET di New York, ha avviato contatti con delle case d'asta, al fine di vendere alcune delle opere facenti parte della sua sterminata collezione. La causa è nota a tutti: i bilanci in profondo rosso a causa del Covid-19. Prima ancora del MET, anche il Baltimore Museum of Art ed il Brooklyn Museum hanno percorso la strada della vendita di opere d'arte di loro proprietà per contrastare le perdite di bilancio.

In Italia, come è noto, l'alienabilità dei beni culturali è stata espressamente esclusa dal legislatore. Difatti, all'art. 54 del D. Lgs. n. 42 del 2004, viene espressamente sancito che "Sono inalienabili i beni del demanio culturale... omissis.... le raccolte di musei, pinacoteche, gallerie e biblioteche".

Tuttavia, anche l'Italia, così come ogni altro paese nel mondo, sta patendo le conseguenze economiche prodotte dalla pandemia e la conseguente ridotta mobilità dei cittadini imposta dai vari DPCM emanati nel periodo.

Cosa fare quindi per cercare di porre rimedio a questa emorragia senza dover necessariamente ricorrere alla vendita dei beni artistici dello Stato? È la domanda che, probabilmente, si è posto l'Arch. Alberto Samonà, intraprendente Assessore ai Beni Culturali della Regione Siciliana il quale, il giorno 3 dicembre 2020, ha firmato il Decreto assessoriale n.74 del 30.11.2020 - Disposizioni sulla concessione in uso per finalità di valorizzazione dei Beni Culturali appartenenti al Demanio e Patrimonio della Regione Siciliana in giacenza nei depositi e le successive Linee Guida (DA. n.78 del 10.12.2020 Carta di Catania).

Detto provvedimento consente ai Musei siciliani di concedere in prestito, a fronte del pagamento di un corrispettivo, le opere attualmente conservate nei loro depositi. Una bella iniziativa direte voi. Giammai!

E così via con polemiche, dibattiti, ostruzionismo e prese di posizione supportate dal "nulla". Abbiamo assistito alla sterile querelle in occasione del prestito dell'opera di Raffaello - Leone X alle Scuderie del Quirinale, dove si è dimesso l'intero comitato scientifico degli Uffizi perché contrario al prestito per continuare con la polemica montata su Chiara Ferragni che, trovandosi agli Uffizi per un shooting destinato a una campagna fotografica per Vogue ha pensato bene di visitare il museo guidata dal direttore Eike Schmidt e fotografandosi davanti alla Nascita di Venere di Sandro Botticelli. Apriti cielo! Sacrilegio!

Anche nel caso del citato Decreto, chiamato "Carta di Catania", le polemiche non si sono fatte attendere: "il decreto dell'assessore Samonà merita di diventare carta straccia e di farlo in tempi brevissimi. Le opere d'arte rischiano la distruzione, altro che valorizzazione", tuonano i deputati del Movimento 5 Stelle quasi all'unisono con Claudio Fava, chiedendo all'assessore alla Cultura il ritiro immediato del decreto firmato e definiscono il progetto "un attentato ai beni culturali appartenenti alla regione Siciliana. Nessuno è contrario alla valorizzazione dei depositi, che possono essere valorizzati senza per questo fare uscire le opere da detti depositi", insistendo ancora sulla necessità "di incentivare il loro ruolo dei musei quale attrattore culturale per studiosi della cultura e dell'arte". Ritenendo utile una catalogazione di tutto ed una valorizzazione "non dandole in affitto a terzi ma rimpolpando le mostre e gli spazi espositivi esistenti ed, eventualmente, investendo nella realizzazione e nel recupero di nuovi spazi".

Mi domando se questi politici o i soliti bacchettoni della cultura sappiano davvero cosa significhi valorizzare un'opera! E se così fosse, vorrei sapere come pensano lo si possa fare con le opere d'arte rinchiuse all'interno dei depositi di un museo? Hanno idea che le opere servono ad elevare culturalmente i cittadini e non essere appannaggio di quattro studiosi? Sanno costoro in cosa consista un progetto di valorizzazione o come si possano gestire in sicurezza dei patrimoni artistici? E ancora, conoscono la professionalità di tutti gli attori coinvolti in un'operazione di valorizzazione oppure parlano per sentito dire?

Prima di tutto si tratta di beni acquisiti per confisca, frutto di donazioni o consegne spontanee, beni di più vecchia acquisizione dei quali sia stata smarrita la documentazione e, più in generale, beni deprivati di ogni riferimento al loro contesto di appartenenza (certamente a nessuno salterebbe in mente di staccare Antonello da Messina dai muri dei musei per affidarlo al calzolaio sotto casa). In secondo luogo, qual è l'equazione attraverso la quale giungono alla conclusione che noleggio = distruzione? Non intendo discutere dei metodi di conservazione delle opere all'interno dei magazzini, preferisco, invece, parlare della sicurezza che potrebbero assicurare eventuali locatari dei beni in termini di tutela e salvaguardia degli stessi beni.

Suddetti personaggi dovrebbero piuttosto informarsi se verrà fatta una verifica sull'integrità morale e finanziaria del richiedente il prestito; se ci sarà una società specializzata in risk assessment per verificare gli spazi ed i sistemi di sicurezza nello spazio che ospiterà le opere; se le stesse saranno trasportate da ditte specializzare in movimentazione di opere d'arte; se l'allestimento verrà eseguito da ditte specializzate in tale comparto ed infine, accertarsi che tutte le attività sopra citate saranno garantite da una primaria compagnia di assicurazioni contro ogni perdita o danno; non senza accertarsi che il locatario sia pronto ad assumere la responsabilità del prestito. Ottenute queste risposte e non prima, è possibile ed opportuno giudicare la validità del progetto.

Se tutti i passaggi sopra esposti fossero eseguiti "a regola d'arte", quale sarebbe il problema nel concedere dei beni artistici in locazione? Come mai suscita reazioni tanto avverse un Decreto che potrebbe portare ai musei o alla Regione un beneficio sia pratico/organizzativo (catalogazione), sia conservativo (restauro) che economico (noleggio)?

Le opere non correrebbero alcun maggior pericolo di quanto non ne corrano rimanendo custodite e dimenticate nei magazzini dei musei, con la differenza che le stesse potrebbero rappresentare un volano teso alla promozione ed allo sviluppo della cultura come sancito dall'art. 9 della Costituzione italiana.

Quindi, i miei complimenti all'Assessore e speriamo che anche altri seguano la sua iniziativa.

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