Trame di Terra: Il viaggio creativo di Marta Benet
di Elisa Tommasoni

INTERVISTA A MARTA BENET
Marta Benet è un'artigiana, designer ed architetta spagnola da molti anni in Italia. Lavora sull'applicazione dell'artigianato nel design di oggetti e di spazi con uno sguardo contemporaneo. Artista poliedrica, architettura, arti decorative, design o moda sono i mezzi che utilizza per esprimere un'idea o per risolvere un problema. Ho avuto il piacere di incontrarla nel suo atelier e di approfondire la sua personalità artistica e il suo percorso.
· Buongiorno Marta, grazie per avermi ospitata nel tuo atelier. Come prima domanda ti volevo chiedere qual è stata la tua formazione?
Ho iniziato studiando architettura all'Università. In seguito, assecondando una passione che avevo fin da ragazzina di creare abiti prima in maniera molto spontanea, in seguito comprando libri tecnici, mi sono iscritta a design della moda nella mia città di origine Valencia e ho portato avanti parallelamente i due percorsi di studio accademico insieme a corsi su nozioni di sartoria per approfondire la mia conoscenza sulla moda. Anche alcuni corsi di ceramica hanno completato la mia formazione.
· Ritrovi un filo conduttore tra tutte queste discipline?
Penso sia l'artigianato che unisca tutte le cose che faccio; il lavoro manuale che sta dietro ad ogni creazione e la ricerca di materiali naturali.
· Giusto a questo proposito ti chiedo quanto è importante la sostenibilità nel tuo lavoro e come nello specifico?
Molto importante. Per quanto riguarda le creazioni di moda è più facile perché utilizzo pezzi di stoffa come ritagli e avanzi di collezioni di aziende comprando da loro piccoli stock e inoltre scelgo materiali certificati. Nel mondo della ceramica è un po' più complicato perché è un materiale in sé poco "sostenibile" e in questo caso faccio soltanto cose su ordinazione oppure produco piccole collezioni e non una serie numerosa di oggetti per non avere scarti. Dunque, la filosofia è: non produrre troppo ma solo su ordinazione. E presto molta attenzione anche per il packaging.
· Nelle tue creazioni artigianato e sperimentazione contemporanea, due concetti che sembrano agli antipodi, riescono a convivere. Come?
Poiché l'artigianato per me è una tecnica che mi permette di realizzare sia forme tradizionali che contemporanee. Per esempio, le tazze che realizzo sono molto minimal, io la chiamo tazza "scomposta" un cilindro molto semplice con un manico altrettanto semplice, senza forme stondate tradizionali. L'artigianato è la base poi io riesco a spaziare molto nelle mie creazioni.

· Sul tuo sito, nella presentazione del tuo lavoro artistico parli dell'importanza del processo. Ci spieghi meglio?
Significa capire come e perché gli oggetti sono stati realizzati, andare all'origine. Far capire alle persone che si approcciano alle mie creazioni la complessità o meno del lavoro che è stato fatto, quante ore di lavoro sono servite per realizzare quell'oggetto, la tipologia di lavorazione utilizzata. Far capire come sono realizzati i prodotti secondo me è importante perché le persone hanno perso la cognizione di come si fanno le cose e quanto tempo costa farlo; troviamo già tutto pronto in maniera industriale, questo modo di lavorare è nato più di cent'anni aumentando in maniera esponenziale negli ultimi decenni, tutto questo implica una percezione di un certo tipo. La ceramica è interessante da questo punto di vista perché rimane "molto artigianale", anche nei processi di produzione industriale.
· C'è qualcosa che permane nelle tue opere delle tue origini spagnole?
Si molto, sicuramente nei colori terrosi e nelle colorazioni mediterranee. Per esempio, utilizzo l'ossido di cobalto pigmento che veniva utilizzato tradizionalmente. Inoltre, c'è sempre una storia dietro ad ogni pezzo e rimanda sempre ad oggetti che ho visto quando ero piccola in casa della mia famiglia.
· Cosa ti trasmette l'argilla quando la lavori per creare un'opera o un oggetto di design?
Ci sono diverse tipologie di argilla ed è proprio il materiale diverso che mi aiuta a esprimere un'idea piuttosto che un'altra. Per esempio, se devo realizzare un prodotto di stoviglieria molto raffinato andrò a scegliere un'argilla tipo porcellana poiché mi permette di realizzare oggetti molto sottili ma nello stesso tempo resistenti; invece per una scultura con cui voglio esprimere qualcosa di più grezzo ed emotivo sceglierò un'argilla che avrà all'interno dei piccoli sassolini che danno più una texture più irregolare.

· Osservando le pareti del tuo studio vedo appese molte opere, ce le puoi descrivere?
La prima che vedi si chiama Clavills, in cui ho voluto mischiare sia tessuto che ceramica, due materiali diversi dello stesso colore per dare proprio l'effetto della diversità materica, poi Voltejar, sono strisce di argilla che imitano un nastro che si arriccia, questa è la copia di un'opera site-specif in cui un quadro di questo tipo si inseriva ottimamente nel contesto dove è stata posta, poiché spesso e volentieri mi vengono commissionate opere e grazie anche alla mia formazione di architetto riesco a ideare e realizzare oggetti adatti a quella specifica situazione. Sulla stessa linea, anche quei due quadri più piccoli vicino all'arazzo, che si chiamano Cavins i repeticions. Il colore è naturale perché l'argilla che utilizzo (gres) diventa bianca-beige in cottura, a cui aggiungo lo smalto per renderla lucida oppure la lascio grezza. I titoli sono tutti in valenzano, mia lingua madre.
· Lo spazio in cui ci troviamo, il tuo atelier, è la tua fucina creativa?
In realtà mi piace osservare quello che vedo intorno a me, magari mi può catturare un dettaglio mentre passeggio per le strade di una città, vado a visitare molte mostre; gli spunti mi arrivano in questo modo osservando molto e poi nei momenti "vuoti", per esempio mentre sto guidando, nasce spontaneamente l'idea che poi metto in pratica qui nel laboratorio.