Intervista all'artista Sonya Salvetti, tra i protagonisti dell'evento "Italy calls the World"
di Ilaria Rippa
In occasione della Mostra Internazionale "Italy calls the world" che si svolgerà a New York dal 21 giugno presso la Fridman Gallery, abbiamo avuto il piacere di intervistare Sonya Salvetti, tra gli artisti selezionati per questo evento.

1. CiaoSonya, l'arte ha sempre fatto parte della tua vita? Come hai intrapreso questa strada e quando hai capito che volevi fare l'artista?
Ho sempre disegnato sin da piccola. Con i miei genitori, visitavo molte mostre e musei, ciò mi ha permesso di conoscere il mondo dell'arte e mi ha aiutato a decidere di intraprendere un percorso artistico di studi.
Ho frequentato il Liceo Artistico a Verona e successivamente l'Accademia di Belle Arti di Brera a Milano. Da questa esperienza di Milano, mi si è aperto il mondo dell'arte a 360°. Ho iniziato a conoscere i primi personaggi importanti, e a vivere l'arte come si vive in una grande città, offrendomi opportunità e visibilità.
Nascono i primi contatti importanti proprio dentro l'accademia, finalizzati non ad ottenere solo un bel voto, ma che andavano a creare un qualcosa di concreto, come una scenografia, un vernissage o una collaborazione. Tutto ciò è stato molto utile dopo la laurea, per muovere i miei primi passi da artista.
2. Farfalle e fiori, elementi naturali che si ripetono all'interno delle due opere che porterai in esposizione a New York, in occasione di "Italy calls the World!". Quale significato hanno per te?
Amo dipingere i fiori perché nascondono un'infinità di significati. Mi piace interpretarli per renderli miei. Trovo che la natura, nonostante le molteplici difficoltà per sopravvivere, puntuale, ti rende spettatore delle sue meraviglie e non ci delude mai. La natura mi imprime tranquillità e benessere e con i miei lavori la voglio ringraziare.
Nello stesso tempo, con i miei lavori, voglio documentare e tramandare le infinite varietà di piante che, a volte per fattori estranei o per la stupidità dell'uomo, si estinguono.
Semplicità ed eleganza contraddistinguono i miei lavori. Ricorrente nei miei lavori è la farfalla, che da sempre simboleggia la trasformazione, la rinascita, la metamorfosi e la libertà.
Lascio allo spettatore di interpretare in maniera fiabesca i miei quadri, per renderlo partecipe.

3. Entrambe le opere presentano colori tenui ma sono caratterizzate dall'uso dell'oro, storicamente legato al sacro e al divino, elemento luminoso che eleva il soggetto a uno status superiore. In che modo questa scelta contribuisce a raccontare la storia o il messaggio di quest'opera?
L'uso dell'oro nei miei lavori è ricorrente. L'oro simboleggia ricchezza, potere e perfezione spirituale.
Uso l'oro per rendere ancor più prezioso il mio lavoro, e accostato ai fiori, la composizione si arricchisce ed assume una perfezione superiore. Inoltre, inserendo spazi dorati, do luce all'intera composizione.
La delicatezza dell'acquerello con la superiorità e la compattezza dell'oro, concorrono per un equilibrio perfetto nell'intera composizione.
4. Se potessi conoscere un'artista del passato e osservare il suo modo di lavorare, chi ti piacerebbe incontrare?
Decisamente Claude Monet. Mi piacerebbe osservarlo mentre ritrae i fiori del suo immenso giardino a Giverny. Con la sua frase famosa sui fiori:" Io devo forse ai fiori l'essere diventato pittore", mi ritrovo particolarmente, visto che i miei primi lavori sono di illustrazione botanica.
Nonostante io e Monet abbiamo due stili diversi di tecnica e di rappresentazione, il filo conduttore è l'amore per la natura.
5. Ci sono progetti futuri sui quali stai già lavorando?
Sto lavorando per l'affiancamento a orti e giardini botanici, per creare un gruppo di studio per l'illustrazione botanica, col fine di lasciare una documentazione del presente.
In settembre esporrò al Museo d'Arte e Scienza di Milano. Poi Roma e Torino, e nel 2027 farò una mostra personale a Firenze.