Intervista all'artista Rose La Rocca, tra i protagonisti dell'evento "Italy calls the World"
di Ilaria Rippa
In occasione della Mostra Internazionale "Italy calls the world" che si svolgerà a New York dal 21 giugno presso la Fridman Gallery, abbiamo avuto il piacere di intervistare Rose La Rocca, tra gli artisti selezionati per questo evento.

1. Ciao Rose, quando e come è cominciato il tuo percorso artistico?
Il mio percorso è nato come una necessità di "traduzione". Essendo bilingue e vivendo tra più culture, ho sempre sentito che le parole a volte non bastano a contenere la complessità dell'esperienza umana. La pittura è iniziata quando ho smesso di cercare di spiegare i miei contrasti interiori e ho iniziato a proiettarli sulla tela. È stato un atto di liberazione: lì, tra i pigmenti, potevo finalmente unire la mia forza razionale di donna indipendente alla mia sensibilità più profonda e vulnerabile.
2. Cosa cerchi di trasmettere o esplorare attraverso la tua arte?
Esploro il concetto di "interconnessione". La mia arte è un dialogo tra il macrocosmo dell'universo, che percepisco durante la meditazione, e il microcosmo delle mie emozioni più intime. C'è sempre una tensione tra la mia parte 'combattente', attenta alle dinamiche geopolitiche e sociali, e quella più romantica e tormentata. Cerco di trasmettere l'intensità di un amore che brucia dentro ma che esternamente si manifesta come un equilibrio di forme. È una ricerca di protezione e, allo stesso tempo, di esplosione vitale.

3. Come definiresti il tuo linguaggio artistico in tre parole?
Pulsante (come un cuore che batte forte, tra amore e lotta).
Stratificato (come le mie lingue, le mie nazionalità e le mie memorie).
Resiliente (come la materia ruvida che scelgo e che resiste al gesto).
4. "Spiritual Universe" e "Memories of Luton", due opere astratte caratterizzate da un uso espressivo di colore, forme e texture, che saranno in esposizione alla Fridman Gallery a New York in occasione di "Italy calls the World!". Ti andrebbe di raccontarci una curiosità in merito ad ognuna?
Spiritual Universe: Quest'opera è il mio spazio sacro. È nata in un momento in cui sentivo l'amore come un'energia cosmica che tutto connette. La curiosità? È intrisa di un segreto: mentre la dipingevo, pensavo a una musa che è il mio vero motore, trasformando quel sentimento privato in una luce universale che chiunque può percepire, pur non conoscendone l'origine.
Memories of Luton: Qui la materia si fa ruvida, quasi industriale. È un'opera che racchiude il mio passato inglese e le mie riflessioni sulle strutture del mondo. La curiosità è che ho cercato volutamente il contrasto tra la rigidità del ricordo e la fluidità dell'emozione attuale: è un pezzo di storia personale che si trasforma in introspezione collettiva.
5. Se potessi incontrare un artista del passato chi ti piacerebbe conoscere?
Sceglierei senza dubbio Vincent van Gogh. Mi sento vicina alla sua emotività dirompente e al suo modo di usare la materia in modo quasi 'violento' per esprimere un amore infinito per la vita, nonostante i tormenti. Vorrei osservare come riusciva a trasformare il peso del mondo e la solitudine in quella luce vibrante. Come lui, sento che la tela ruvida non è un ostacolo, ma l'unico terreno capace di reggere l'urto di un'emozione vera.