Roberta Parello a New York: La voce di "Stella" nel cuore della metropoli

05.05.2026

di Francesca Callipari

In questa intervista abbiamo incontrato Roberta Parello in prossimità dell'evento "Italy calls the World" che la vedrà protagonista nella categoria poeti per il progetto FEED YOU SOUL presso la Fridman Gallery di New York.
Roberta Parello
Roberta Parello

1. Benvenuta Roberta, come speri venga accolto il messaggio della tua poesia in una metropoli frenetica come New York?

In una città che vive di velocità, rumore e movimento continuo, spero che questa poesia venga accolta come un respiro sospeso, un invito a rallentare per un istante e riconnettersi con ciò che resta invisibile nella vita quotidiana.

Stella nasce da un lutto, ma non parla solo di perdita: parla di presenza, di ciò che continua a brillare anche quando non possiamo più toccarlo.

In un luogo come New York, dove ogni giorno si attraversano migliaia di vite e di storie, mi auguro che il lettore possa riconoscere in questi versi un frammento della propria esperienza emotiva. La poesia non chiede attenzione: la restituisce. E credo che anche in una metropoli frenetica ci sia sempre spazio per un momento di verità interiore.

2. In un mondo dominato dalla tecnologia e dalla comunicazione rapida, che ruolo affidi alla poesia?

In un'epoca in cui tutto è immediato, la poesia rimane uno dei pochi linguaggi capaci di restituire complessità, silenzio, profondità. È uno strumento che non si limita a comunicare: trasforma.

Per questo credo che possa ancora essere uno dei modi più autentici per "nutrire l'anima": perché ci costringe a fermarci, ad ascoltare, a sentire ciò che spesso ignoriamo.

3. Come può la scrittura aiutare a elaborare la sofferenza e trasformare lo smarrimento in qualcosa di vitale?

Per me la scrittura è un atto di trasmutazione.

Il dolore, quando resta muto, diventa peso; quando trova forma, diventa significato.

Scrivere non cancella la sofferenza, ma la rende abitabile.

Nel momento in cui un'emozione prende corpo in un verso, smette di essere un caos indistinto e diventa un luogo in cui posso entrare senza perdermi. La poesia permette di trasformare il vuoto in un paesaggio interiore, e il paesaggio, anche quando è oscuro, può essere attraversato.

È così che lo smarrimento si converte in qualcosa di vitale: attraverso la forma, attraverso la voce, attraverso la possibilità di condividere ciò che sembrava indicibile.

4. Come capisci quando un'emozione o un'immagine è pronta per diventare poesia?

Lo capisco quando smette di essere solo un pensiero e diventa una urgenza fisica.

Un'immagine è pronta quando insiste, quando ritorna, quando chiede di essere nominata.

Non tutte le emozioni sono mature per la parola: alcune devono sedimentare, altre devono bruciare ancora un po'.

Per me il momento giusto arriva quando sento che quell'emozione non vuole più restare chiusa: vuole forma, vuole ritmo, vuole respiro.

È un gesto quasi istintivo: la poesia nasce quando ciò che sento supera la soglia del silenzio.

5. Quali sono le tue emozioni nel portare la tua voce in una vetrina internazionale come New York?

È un misto di gratitudine, responsabilità e meraviglia.

Gratitudine, perché ogni volta che una poesia trova un lettore lontano, qualcosa del mio dolore e della mia luce compie un viaggio che non avrei mai immaginato.

Responsabilità, perché portare la propria voce in un contesto internazionale significa rappresentare non solo se stessi, ma anche la propria storia, la propria lingua interiore, la propria verità. È straordinario vedere "Stella"brillare in un luogo così vasto e complesso, mi ricorda che la poesia, quando è autentica, supera confini, culture e distanze.

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