Riccardo Mazzola: vincitore del primo Premio sezione Poesia agli Olympus Arts Awards

07.03.2026

di Francesca Callipari

Nell'ambito della prima edizione degli Olympus Arts Awards, tenutasi a Milano presso il Museo d'arte e scienza, nella sezione Poesia si è distinto l'autore Riccardo Mazzola con le poesie "Riflessi" e "Occhi": due componimenti che hanno molto colpito la giuria di esperti. 

La via dell'essenzialità

In un'epoca di saturazione verbale, Riccardo Mazzola sceglie la via dell'essenzialità. La sua poetica si colloca in quel solco della lirica contemporanea che eredita la lezione dell'ermetismo più puro, declinandola però con una sensibilità visiva quasi fotografica. Potremmo definirlo un "poeta della resilienza interiore", contraddistinto da una scrittura che non cerca il consenso attraverso l'artificio retorico, ma punta alla verticalità, con versi brevi e spezzati che vibrano come respiri trattenuti. 

È una poesia di soglia, un dialogo costante tra l'osservazione esterna e il riverbero interiore, dove non esiste spazio per il superfluo e ogni parola si fa punto luce necessario a non smarrire la strada.

In Riflessi, il poeta ci proietta in una dimensione di attesa. Non propone qui una visione panoramica, ma una "sottile finestra sul mondo". Questa restrizione del campo visivo non rappresenta un limite, bensì una scelta etica: per Mazzola la verità non risiede nell'infinito, ma nel dettaglio che si scompone.

"Gocce / scompongono / riflessi di luce"

Così attraverso questi versi l'autore descrive un fenomeno fisico per raccontare una condizione dell'anima. La realtà, filtrata dalla pioggia o dal dolore, perde la sua compattezza per farsi pura emozione luminosa. Il componimento si chiude nell'atto di "far visita al silenzio": un'immagine che eleva la sua poetica a una forma di meditazione laica dove il vuoto non fa paura, ma viene accolto con lo stesso sguardo che si deve a un "viso amato".


Se in Riflessi domina la luce filtrata, nel componimento Occhi Mazzola affronta, invece, il tema dell'assenza e del contrasto. Qui emerge una visione cosmica e notturna, dove l'oscurità è densa, quasi tattile:

"Ho visto la luna / immergersi in un mare / nero d'inchiostro"

Questo "mare nero d'inchiostro" è la chiave di volta di questa poesia: ci rimanda all'ignoto, al non-detto, ma anche alla materia prima della poesia stessa. In questo abisso, la salvezza si affida alla memoria visiva. Gli occhi diventano le "uniche due stelle", gli unici punti di orientamento in una notte che, senza il ricordo dell'altro, sarebbe totale. 

È una sintesi magistrale che racchiude il senso profondo della memoria: una poesia che lavora su inquadrature e contrasti, capace di scavare nell'anima e di imporre un rallentamento. La lettura, nelle opere di Mazzola, non può essere frettolosa, perché ogni singola parola possiede il peso specifico di un'emozione... è così che quest'autore ci invita a fermarci, a riappropriarci del nostro tempo per assaporare i versi uno ad uno, fino a raggiungerne l'essenza più pura.


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Leggi l'intervista a Riccardo Mazzola e le sue poesie al link

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