Olympus Arts Awards: intervista a Riccardo Mazzola

06.02.2026

di Francesca Callipari

Il 13 febbraio, la prestigiosa cornice del Museo d'Arte e Scienza di Milano farà da scenario alla cerimonia di premiazione degli Olympus Arts Awards, un evento di respiro internazionale. Tra i 10 vincitori della Sezione Poesia vi è il nome di Riccardo Mazzola che qui conosciamo meglio attraverso questa intervista.

La poesia combatte l'oblio: Riccardo Mazzola si racconta agli Olympus Arts Awards

1. Riccardo, essere tra i 10 vincitori degli Olympus Arts Awards (Poesia) è un traguardo che certifica il valore del tuo percorso. Come ti senti all'idea che le tue poesie saranno esposte in una location importante come il Museo d'Arte e Scienza di Milano?

«Certamente molto emozionato all'idea, confesso che non me l'aspettavo, mi sembra un sogno. Ho iniziato il percorso poetico come una sorta di dialogo interiore, personale, introspettivo… che ho tenuto per me per tanti anni… poi un giorno ho deciso di renderlo diciamo "pubblico" e ne sono felice.»

2. In entrambe le tue poesie, la luce gioca un ruolo fondamentale (i riflessi nelle gocce e le stelle negli occhi). Ti consideri un poeta che "osserva" molto prima di scrivere? C'è un momento della giornata che preferisci per guardare il mondo in cerca di ispirazione?

«Sì, osservo molto le persone e ciò che mi circonda, soprattutto le atmosfere che si creano tra il mio sentire, le luci intorno e le luci che senti nell'anima di chi o cosa osservo. Le luci preferite sono le albe e i crepuscoli dove i silenzi e i colori sono un universo di sensazioni e insieme una sorta di porta magica tra l'anima e il mondo intorno a noi.»

3. In "Riflessi", parli di una "sottile finestra sul mondo". Immaginando la scena della tua poesia, cosa rappresenta per te quella finestra? È un ostacolo che ti separa dalla realtà o è lo strumento necessario per riuscire a vedere meglio la bellezza delle cose?

«Mi piace immaginare la finestra come un punto d'osservazione, come i nostri occhi sono per me lo strumento per vedere oltre le immagini… una sorta di collegamento con l'anima e i sentimenti che i pensieri e le immagini, le persone evocano in me.»

4. Le tue poesie sono brevi e molto intense, quasi come dei "fermo immagine". Come capisci quando una poesia è finita? È difficile resistere alla tentazione di aggiungere altre parole?

«Ho iniziato a scrivere dopo aver apprezzato le poesie di Ungaretti, soprattutto l'uso intenso, sintetico, essenziale che fa delle parole e dei silenzi tra le parole, che danno più potenza ai pensieri e alle immagini. Per questo cerco continuamente parole e silenzi che possano rappresentare in breve l'intensità dei pensieri e dei sentimenti… spesso non resisto ad aggiungere e togliere parole… una sorta di ricerca della parola perfetta… altre volte ciò che ho scritto resta immutato perché per me ho raggiunto ciò che volevo rappresentare.»

5. Il finale di "Occhi" suggerisce che l'amore sia l'unico punto di riferimento luminoso in un mondo buio. Consideri la poesia come un atto di resistenza contro l'oblio, un modo per "fissare" la luce dell'altro prima che svanisca nel tempo?

«L'amore e tutto ciò che rappresenta è per me più che un riferimento luminoso: non è solo la stella polare da seguire, è la memoria dell'anima, ciò che lega tutti noi in questo mondo. La poesia, così come altre forme dell'arte, combatte l'oblio; è lo strumento che consegna ai posteri la nostra esistenza, la nostra cosa più preziosa: l'anima.»


Save the Date: > Cerimonia Olympus Arts Awards > 13 Febbraio ore 17:30 – Museo d'Arte e Scienza, Milano > Via Quintino Sella n.4, Milano   

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