Pinocchio e “l’umanità” contemporanea. A duecento anni da Carlo Collodi
di Francesco Spilabotte

Era il febbraio del 1883 quando dalla penna sagace e ironica dello scrittore e giornalista italiano Carlo Collodi, nome d'arte di Carlo Lorenzini (1826-1890), nacque in volume il personaggio di Pinocchio, ovvero Le avventure di Pinocchio. Storia di un burattino.

Oggi, a 200 anni dalla nascita del padre del burattino, ricordiamo con un po' di nostalgia e di curiosità le sue fantastiche avventure. Collodi, da acuto osservatore della natura umana, dà vita a Pinocchio: una marionetta di legno che un giorno, forse, diventerà un bambino vero. La sua è chiaramente una metafora riferita al percorso esistenziale di ciascuno di noi: un cammino più o meno lungo che, in virtù delle esperienze e della maturità consolidate nel tempo, conduce a quel livello di consapevolezza e di coscienza - impersonata nel romanzo dal Grillo Parlante - capace di trasformarci in persone "vere". A tal proposito, ricordiamo una citazione di Benedetto Croce: "Il legno in cui è intagliato Pinocchio è l'umanità": un'umanità forse repressa, ancora inespressa o in fase di catalessi, ma comunque presente al suo interno, in attesa del proprio risveglio. Le ambientazioni in cui si svolge il romanzo presentano nomi allegorici o fantastici: il Paese dei Barbagianni, l'Isola delle Api industriose, il Campo dei Miracoli o il Paese dei Balocchi.

L'opera collodiana, sapientemente strutturata, presenta al suo interno numerosi personaggi, ognuno con una sua psicologia e una sua personalità, sebbene talvolta sembrino in apparenza rappresentare semplicemente delle figure magiche della fiaba tradizionale. Ognuno di loro, contribuirà nel bene o nel male all'acquisizione della responsabilità e dell'empatia del burattino. Geppetto incarna la figura del padre amorevole, sempre pronto a riabbracciare e ad accogliere Pinocchio, al di là degli errori commessi, quasi un richiamo alla parabola del figliol prodigo; la Fata Turchina ricopre un ruolo materno e riparatore, favorendo la crescita e l'acquisizione della consapevolezza del burattino, salvandogli anche la vita.
Alcuni dei personaggi negativi, come, per esempio, il Gatto e la Volpe, Mangiafuoco o Lucignolo, hanno svolto una funzione educativa e di comprensione della vita, delle sue difficoltà e degli inganni che talvolta nasconde all'orizzonte, soprattutto se una figura ingenua, pura e innocente come quella di Pinocchio si trova a doverli incontrare. Il Gatto e la Volpe racchiudono l'opportunismo e l'ipocrisia della società: cercano di raggirare Pinocchio convincendolo di un guadagno facile, senza la necessità di compiere alcun sacrificio. Mangiafuoco, sebbene nell'adattamento di Walt Disney raffiguri l'antagonista avido e malvagio che sfrutta la marionetta arrivando a minacciarla di bruciarla, nella versione originale collodiana, nonostante sia un personaggio severo e burbero, rimane impietosito dalle suppliche di Pinocchio; toccando il suo lato umano più recondito, decide non solo di risparmiarlo, ma di donargli cinque monete d'oro. Lucignolo, infine, costituisce la personificazione della tentazione e dell'illusione di una vita senza sforzi. Un cattivo maestro che illude e raggira Pinocchio convinto che il solo divertimento sia lo scopo della vita stessa, mettendo da parte la realtà; fuggire dalle responsabilità, infatti, non conduce irrimediabilmente alla maturazione.
La metamorfosi in asino ricorda da vicino l'opera omonima apuleiana. Collodi, infatti, mette in atto una punizione allegorica, legata al pregiudizio popolare secondo cui l'asino è associato all'ignoranza, alla testardaggine e a una naturale propensione allo sfruttamento. Questa mutazione in animale coincide con la completa perdita della coscienza, in cui l'istinto fa da padrone ed è il solo a "governare" il comportamento del protagonista. Nel Paese dei Balocchi, Pinocchio, Lucignolo compreso e tutti gli altri ragazzi subiscono questa metamorfosi, regredendo allo stato animale, che si materializza nella più totale e completa "bestialità". Viene quasi spontaneo pensare come lo stesso Dante, probabilmente, avrebbe punito Pinocchio collocandolo nell'Antinferno, tra gli ignavi. Proprio quando si tocca il fondo, però, si ritorna in superficie: dopo aver raggiunto il gradino più basso, il protagonista decide di riscattarsi e inizia ad aprire gli occhi verso la realtà del mondo esterno. Operando una lettura psicologica in chiave contemporanea, si potrebbe affermare che dalla sindrome del "bambino imperatore", Pinocchio compia una profonda crescita personale, fatta di consapevolezza ed empatia.
Il pescecane che compare alla fine del romanzo, in cui finalmente Pinocchio incontra il padre Geppetto, è un chiaro riferimento al mito biblico di Giona nella bocca della balena. I protagonisti dei due distinti racconti non muoiono al suo interno, bensì compiono un viaggio fatto di riflessione e di redenzione: un percorso indispensabile e che condurrà Pinocchio al completo riscatto morale.
Sotto il profilo pedagogico, Pinocchio ricorda anche l'Émile di Rousseau, secondo cui, per educare a una crescita corretta e formativa, non è necessario il "girello" per guidare il bambino, ma necessita che questi debba fare esperienza autonomamente durante il suo percorso esistenziale, compiendo errori e lasciando emergere spontaneamente un'evoluzione morale ed empatica, fatta di sensibilità e di conoscenza.
Tante e diversificate sono state le rivisitazioni e le rielaborazioni del Pinocchio di Collodi, proprio a testimonianza di come questo romanzo abbia influenzato e ispirato numerosi artisti, cineasti e scrittori: da Totò a Comencini, da Carmelo Bene a Gian Carlo Riccardi, da Roberto Benigni a Guillermo del Toro. Pinocchio è lo specchio della società contemporanea, sempre più diversificata e complessa, che richiede giorno dopo giorno una continua rimessa in discussione e la capacità di saper aguzzare l'ingegno e l'empatia nei confronti di una marionetta diventata famosa per la sua "umanità".
La numismatica contemporanea ha voluto rendere onore a Collodi e al suo burattino Pinocchio, con l'emissione di una moneta da due euro, coniata dalla Zecca dello Stato in occasione del bicentenario della nascita dell'autore.