Intervista all'artista Paola Tramontin, tra i protagonisti dell'evento "Italy calls the World"
di Ilaria Rippa
In occasione della Mostra Internazionale "Italy calls the world" che si svolgerà a New York dal 21 giugno presso la Fridman Gallery, abbiamo avuto il piacere di intervistare Paola Tramontin, tra gli artisti selezionati per questo evento.

1. Ciao Paola, quando hai capito che volevi fare l'artista e quale consideri la tua prima opera?
La vena artistica è rimasta per anni sotto traccia, ben nascosta da lavori che poco avevano a che fare con l'arte, ma dopo aver praticato per anni, più o meno a tempo perso, prima dipinti su mobili, poi mosaico su pietra, e solo in seguito la scultura su legno, ho capito che questa era per me la tecnica più bella e affascinante, che nel.tempo mi ha preso sempre di più.
Come rilievo su legno penso come prima opera ad un profilo nudo di un corpo di donna, senza il capo e le gambe, ed arricchito da una borsettina di pajettes, e colorato. Il mio maestro rimase colpito dal soggetto, che vedeva molto innovativo.
2. Da cosa sei ispirata nella creazione delle tue opere?
Per lo più dal quotidiano, da scene di vita comune, di gente comune, per lo più donne. Sono spesso attratta da foto che mi colpiscono per i sentimenti che sanno trasmettere, per le emozioni che suscitano, e ne traggo ispirazione.
3. Il riflesso di un volto e un abbraccio avvolgente e protettivo di una madre sono i protagonisti delle due opere che hai scelto di esporre in occasione dell'esposizione "Italy calls the World!" a New York. Entrambe nascono da una fusione tra scultura e pittura. Come avviene il processo a livello tecnico?
Parto da una tavola liscia sulla quale disegno con precisione il soggetto che voglio realizzare. La parte più complessa è realizzare i piani, la prospettiva, la profondità.
Viene prima questa mano o il gomito? La spalla è più indietro dell'avanbraccio? Questo si impara con l'esperienza . Tolgo spessore intorno al soggetto con la motosega - con sgorbie e scalpelli si va molto lenti - e poi si crea la profondità di ciascuna forma con la lama della sgorbia, aiutandosi con una martellina di legno. Il tutto va poi lisciato per lo più con la carta di vetro, per poi dipingere il tutto con colori che preferisco un po' trasparenti, come gli acquerelli o i pastelli in polvere. La rifinitura va poi fatta con un velo di cera.
4. Entrambe le opere, sembrano porre massima attenzione alla psicologia dei loro protagonisti. Qual è il messaggio che portano con sé?
Certamente non parto con l'idea fissa di trasmettere determinate emozioni, ma quello che arriva a chi guarda si forma in fieri, man mano che il lavoro prosegue ed ognuno poi interpreta col proprio sentire...
La mamma col bimbo trasmette in genere serenità, ma soprattutto amore, intimità. L'altro, forse, più la gioia di essere, o chissà...
5. Ci sono progetti futuri sui quali stai già lavorando?
La prossima esposizione è una personale con 40 pezzi a Trento, la mia città. Poi aspetto proposte interessanti. In ogni caso proseguo col rilievo e le mie scenette quotidiane...
