Olympus Arts Awards: intervista ad Andrea Severi

08.02.2026

di Francesca Callipari

Il 13 febbraio, il Museo d'Arte e Scienza di Milano ospiterà la cerimonia di premiazione degli Olympus Arts Awards. Tra i 10 nomi selezionati per la Sezione Poesia vi è anche quello di Andrea Severi, artista poliedrico capace di far dialogare linguaggi diversi, trasportando la sensibilità dello sguardo fotografico nella profondità del verso scritto.

1. Andrea, la tua carriera sembra un viaggio attraverso i sensi. Sei partito catturando la luce con la fotografia, l'hai plasmata con la pittura e ora la traduci in versi. Cosa lega questi tre mondi?

« Credo nella contaminazione delle arti. Per me non esistono confini rigidi: l'arte è uno spazio libero, l'unico vero limite è la mente. Sono partito dalla fotografia, da oltre trent'anni, poi la curiosità mi ha portato alla pittura e oggi alla poesia. In realtà la parola ha sempre accompagnato le mie immagini: aforismi, testi brevi, sinossi che non spiegano la fotografia, perché un'immagine non va spiegata, ma la rafforzano, le danno una risonanza emotiva. Non mi interessa definirmi poeta, fotografo o pittore: mi interessa far dialogare i linguaggi. Usare più forme d'arte mi permette di esprimere la stessa visione da angolazioni diverse e di arrivare all'osservatore in modo più diretto. Non per guidarne l'interpretazione, ma per offrirgli degli input. L'opera non si spiega: si apre. »

2. Ci ha colpiti molto un verso della tua poesia dove dici che "il cuore avanza e la mente arretra". Come si concilia questo dualismo nel tuo atto creativo?

« Quel verso nasce dal momento esatto dell'innamoramento, quando l'amore irrompe senza preavviso e scompiglia ogni equilibrio. Il cuore vorrebbe avanzare, buttarsi, vivere subito; la mente invece arretra, prova a proteggerti, a non farti sbagliare. Questo dualismo è il motore del mio atto creativo: una tensione continua tra impulso e controllo. La poesia mi permette di raccontarlo perché lavora sull'invisibile, su ciò che non si vede ma si sente, come l'assenza, l'attesa, la paura. Nei versi non spiego, suggerisco. Lascio che sia chi legge a riconoscersi in quel movimento opposto tra cuore e mente. È lì che, per me, nasce l'emozione vera. »

3. Dalla fotografia alla poesia: la parola scritta ti dà una libertà che forse l'immagine ti negava?

« Non credo che l'immagine mi abbia mai "negato" libertà. Fotografia e parola hanno la stessa forza: entrambe possono cambiare l'umore di qualcuno, anche con un gesto minimo. A volte bastano poche parole, persino un semplice "buongiorno", così come basta un'immagine per creare uno spostamento emotivo. La poesia forse è più diretta. Viviamo in un tempo in cui comunichiamo soprattutto per messaggi scritti, spesso fraintendibili e frettolosi. La parola poetica, invece, chiede presenza: non informa, ma tocca. Quello che mi emoziona davvero è che immagini e versi restano. Possono essere custoditi in un libro, attraversare il tempo, parlare a qualcuno anche quando noi non ci saremo più. È questa l'idea di libertà che cerco nell'arte: lasciare una traccia, un segno che continui a vivere e a ricordare ciò che siamo stati. »

4. Andrea, tu scrivi che l'amore "esiste più nel sentire che nel vivere". Sembra che tu voglia suggerirci che la realtà sia troppo stretta per un sentimento così grande. E' forse l'attesa, dunque, il luogo dove l'anima è più libera?

« Credo che l'amore esista più nel sentire che nel vivere, perché ciò che viene vissuto, prima o poi, finisce; ciò che viene sentito, invece, può restare. Un amore vissuto ha una durata, un amore sentito può accompagnarti per tutta la vita, perché abita dentro di te e puoi richiamarlo ogni volta che ne hai bisogno. L'attesa è uno spazio potente: è lì che l'anima vibra, che l'immaginazione si accende e il desiderio rende tutto più intenso. In questo senso, sì, l'anima è più libera. Ma l'attesa è anche un'arma a doppio taglio, perché genera aspettative. E le aspettative, se non vengono accolte dalla realtà, diventano spesso la radice dell'infelicità. Per questo amo l'attesa come apertura, non come pretesa: un luogo interiore dove sentire l'amore senza imprigionarlo in ciò che dovrebbe essere. »

5. Andrea, la tua evoluzione ci dice che non ti accontenti mai di un solo linguaggio: sei un cercatore che cambia pelle per non smettere di stupirsi. Dopo questo successo nella poesia, come farai convivere il fotografo, il pittore e il poeta nei tuoi prossimi passi? Quale nuova sfida attende la tua poliedricità?

« Mi riconosco in questa idea del "cercatore che cambia pelle", ma senza mai snaturare il punto di partenza: l'immagine, la luce. Fotografia, pittura e poesia non sono svolte che si escludono, sono linguaggi che si rafforzano a vicenda. In fondo continuo a fare la stessa cosa: manipolare la luce e il senso, solo con strumenti diversi. Il filo che tiene insieme tutto è la curiosità: il bisogno di sperimentare, di mettermi in gioco, di raccontare la stessa visione in forme alternative. Oggi può essere uno scatto, ieri un dipinto astratto, oggi ancora una poesia. Il futuro non lo programmo: mi interessa che queste tre dimensioni confluiscano in un'unica pratica, aperta anche alle possibilità del presente, come già ho fatto con le nuove tecnologie. E forse il ritorno alla poesia, una delle arti più antiche è proprio un modo per restare umano in un tempo che corre veloce. L'arte, per me, resta questo: uno spazio senza paletti, dove l'unico vero limite è l'immaginazione. »


Save the Date: > Cerimonia Olympus Arts Awards > 13 Febbraio ore 17:30 – Museo d'Arte e Scienza, Milano > Via Quintino Sella n.4, Milano


©2021 I Love Italy News Arte e Cultura