Olympus Arts Awards: intervista a Roberta Parello

04.02.2026

di Francesca Callipari

Il 13 febbraio, il Museo d'Arte e Scienza di Milano ospiterà la cerimonia di premiazione degli Olympus Arts Awards. Tra i 10 nomi selezionati per la Sezione Poesia vi è anche quello di  Roberta Parello che qui conosciamo meglio attraverso questa intervista.

Roberta Parello: Tra Emozioni e Parole 

1. Roberta, complimenti per il premio! Partiamo dalle basi: come nascono le tue poesie? Ti siedi a tavolino con l'idea di scrivere o i versi si generano istintivamente? 

 «Le mie poesie nascono da un'esigenza profonda: ho bisogno di tirare fuori ciò che mi abita dentro. Non mi siedo mai a tavolino con l'intenzione di scrivere, perché le idee non arrivano mai su comando. Fluiscono all'improvviso, magari mentre osservo qualcosa o ripenso a un evento che mi ha toccata. È in quei momenti che sento il bisogno di dissociarmi un istante dal mondo e iniziare a scrivere, anche solo pensieri sparsi, frammenti, immagini. Poi, con qualche ritocco, da quell'impulso iniziale prende forma una poesia. È un processo istintivo, necessario, che parte sempre da un movimento interiore.» 

2. In "La Fenice" parli spesso di silenzi e sguardi. Sei una persona che osserva molto gli altri? Ti capita di capire cosa prova qualcuno solo guardandolo negli occhi? 

«Sì, osservo molto. I silenzi e gli sguardi, per me, parlano più delle parole. Ho sempre avuto una sensibilità particolare nel cogliere ciò che non viene detto: un'increspatura nello sguardo, un'esitazione, un modo di distogliere gli occhi. A volte mi basta incrociare lo sguardo di qualcuno per intuire cosa sta provando, o almeno per percepire un movimento emotivo, un'energia. Non è un'abilità "misteriosa", è più un ascolto profondo: mi lascio attraversare da ciò che vedo, e da lì nascono spesso i miei versi. I silenzi, soprattutto, sono pieni di significato: contengono tutto ciò che le parole non riescono a sostenere.» 

3. Nella seconda poesia, il tono cambia: diventa un dialogo innocente e straziante tra le lapidi. "Facciamo un gioco adesso chiudo gli occhi e torni a me". Come riesci a far convivere la rabbia della fenice con la "tenerezza" di questo gioco che sfida la morte?

 «La rabbia della fenice e la tenerezza di quel gioco convivono perché nascono dalla stessa brace. Quando scrivo, non separo mai ciò che brucia da ciò che implora: sono due movimenti dello stesso cuore. La fenice è il grido, l'incendio che non accetta la fine; le lapidi, invece, custodiscono la parte che ancora sussurra, che chiude gli occhi e tenta l'impossibile gesto di riportare indietro ciò che ama. Quel "facciamo un gioco" è un atto di innocenza disperata, una carezza lanciata contro l'irreparabile. È così che la morte viene sfidata: non con la forza, ma con un'immaginazione che trema e resiste. La poesia tiene insieme questi estremi perché io stessa li porto dentro: la creatura che si rialza dalle ceneri e quella che, nel silenzio, continua a chiamare per nome ciò che ha perduto.» 

4. Nella tua poesia il suono delle parole sembra quasi seguire uno spartito, come se ogni verso avesse una sua musica. C'è un legame particolare con la musica nella tua vita? Ti capita mai di scrivere ascoltando un brano particolare o lasciandoti guidare da un ritmo che hai in testa?

«Alcune delle mie poesie nascono quando ho bisogno di sparire dal rumore del mondo e rifugiarmi nella mia bolla di pensieri. Metto le cuffiette e lascio che le canzoni d'amore aprano crepe: i ricordi risalgono, graffiano, bussano con forza al cuore finché non posso più ignorarli. In quel momento la musica si dissolve e resta solo il battito, nudo e insistente. Chiudo gli occhi, stringo carta e penna come un'ancora e lascio che quell'energia interiore, a volte dolce, a volte devastante, trovi una via d'uscita. È da quel flusso urgente, da quel bisogno quasi fisico di liberarmi, che nasce la poesia.» 

5. Continuerai a scrivere poesie o hai voglia di provare a raccontare le tue storie in un altro modo, magari con un romanzo? 

 «Continuerò a scrivere poesie, perché sono la mia soglia naturale. Ma da tempo custodisco anche l'ombra di un romanzo: non un'idea, ma una presenza. Si muove in silenzio, cambia forma, a volte mi sfiora, altre volte scompare come se non fosse mai esistita. Nella mia mente è già intero, ma attende un varco, un clima interiore preciso, quasi un'allineatura segreta. Finché quel momento non arriva, resta nascosto. Top secret, sì, ma soprattutto vivo. E paziente.» 


Save the Date: > Cerimonia Olympus Arts Awards > 13 Febbraio ore 17:30 – Museo d'Arte e Scienza, Milano > Via Quintino Sella n.4, Milano  

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