Olympus Arts Awards: intervista a Paola Fontanelli
di Francesca Callipari
Il 13 febbraio, il Museo d'Arte e Scienza di Milano ospiterà la cerimonia di premiazione degli Olympus Arts Awards. Tra i 10 nomi selezionati per la Sezione Poesia anche quello di Paola Fontanelli, capace di tradurre l'energia della pallavolo in versi di rara potenza visiva.

L'energia della pallavolo in poesia
1. Paola, complimenti per questo traguardo. Essere tra i 10 vincitori dell'Olympus Arts Awards per la Poesia è un segnale forte. Come ci si sente a vedere la propria poesia premiata in un luogo come il Museo d'Arte e Scienza di Milano?
«Molto orgogliosa: Milano è la mia città e Il Museo d'Arte e Scienza è il luogo che preferisco e che rappresenta Milano al suo meglio, capace di connettere passato e futuro, comprendendo il presente, con sincera attenzione verso le nuove generazioni.»
2. La sua poesia trasmette un'energia incredibile. Da dove nasce l'idea di raccontare questo specifico momento di sport e di vita? È un'esperienza che ha vissuto da spettatrice o c'è qualcosa di più personale?
«Sono un'ex pallavolista dilettante, palleggiatrice, quindi di energia me ne intendo! Da ragazza seguivo con grande partecipazione la fortissima nazionale maschile, guidata da Julio Velasco. E' stata un'emozione rivedere dopo anni la stessa visione e la stessa intelligenza a servizio della Nazionale Femminile, la stessa capacità di muovere gli elementi della squadra mantenendone la coesione e l'equilibrio. Il collante in una squadra è il risultato di un processo alchemico complesso e delicato, che molto ha a che fare con la leggerezza e la sottrazione di tutto ciò che non serve, esattamente come nel processo artistico.»

3. Tra i suoi versi leggiamo di un "azzurro Leviatano a sei teste". È un'immagine potente che trasforma un gruppo di atlete in un unico essere mitologico. Cosa l'ha spinta a voler raccontare la fatica e la vittoria non come singoli, ma come "un sol corpo"?
«Il gesto atletico singolo in una squadra, come anche nel canottaggio, è la risultanza del lavoro di tutti, i compagni devono percepirsi tra di loro come un unicuum armonico, come le note di una partitura musicale: ragazze che sotto rete salgono e scendono a muro mi hanno ricordato appunto i tasti di una tromba. Oppure anche come un mostro mitologico potente, se serve allo scopo!»
4. A un certo punto della poesia la tensione cala: c'è la sofferenza, la caduta e il tentativo a vuoto. Secondo lei, quanto è importante il momento del "fallimento" per arrivare poi a quella liberatoria risata finale che chiude il suo componimento?
«Non direi che la tensione cala, semplicemente capita di non riuscire a prendere una palla schiacciata in campo dalle avversarie: non ho mai visto queste ragazze abbattersi un secondo. Si abbracciano, si sostengono, si confortano, mantengono alto lo spirito, che poi è la via migliore per gestire il "fallimento", o meglio, accettazione del cambiamento, aggiustamento di rotta. E la vittoria, così costruita, tra fatica e consapevolezza, non può che generare risate liberatorie.»
5. Il titolo della poesia fa esplicito riferimento ad una figura molto importante che ha cambiato il mondo della pallavolo. Quanto è importante, secondo lei, avere una guida capace di ispirare e coordinare gli sforzi di un intero gruppo per ottenere gli obiettivi?
«E' più del 50% del contributo al risultato finale. Una guida centrata e consapevole, capace di comprendere i punti di forza e di debolezza dei singoli e armonizzarli in vista di un obiettivo comune è fondamentale. Questo vale nello sport come nel lavoro, ovunque.
La poesia fa parte di una silloge in via di ultimazione dedicata a donne che mi hanno ispirata nella vita. Nel ringraziarvi tantissimo per questa splendida opportunità, allego la foto che meglio ha ispirato questa poesia in particolare.»

Save the Date: > Cerimonia Olympus Arts Awards > 13 Febbraio ore 17:30 – Museo d'Arte e Scienza, Milano > Via Quintino Sella n.4, Milano