Olympus Arts Awards: intervista a Enzo Monterosso
di Ilaria Rippa
Il 13 febbraio, il Museo d'Arte e Scienza di Milano ospiterà la cerimonia degli Olympus Arts Awards, diretti dalla critica d'arte Francesca Callipari. Tra i 30 selezionati della Sezione Arti Visive spicca il nome di Enzo Monterosso, artista che fonde visione onirica e ricerca materica.

1. Enzo, innanzitutto complimenti! Come ha intrapreso la sua carriera artistica? L'arte ha sempre occupato un posto nella sua vita o è subentrata in un secondo momento?
«L'arte non è subentrata, è cresciuta con me. Ricordo che già all'età di dieci anni realizzavo i miei primi lavori. Mio padre mi portava spesso lungo il Naviglio a visitare gli atelier di artisti affermati; per me era un piacere immenso vederli all'opera, respirare l'odore della trementina e cercare di comprendere le varie tecniche pittoriche. Da quel momento non mi sono mai fermato: sono sessant'anni che porto avanti un percorso di continua ricerca ed esperimentazione.»
2. Come nascono le sue opere? Si definirebbe un artista impulsivo o riflessivo?
«Mi definirei moderatamente riflessivo. Le mie opere nascono da un processo meditato; le considero come un lungo viaggio, un cammino lento da percorrere senza alcuna fretta.»

3. Forza della natura, energia primordiale sono i temi chiave delle opere con le quali lei si è candidato al Premio Olympus Arts Awards. Cosa vorrebbe trasmettere a chi le osserva?
«Queste opere rappresentano per me una svolta artistica fondamentale, segnando il passaggio dalla pittura classica a quella materica. Sono nate nel 2019 grazie a delle visioni oniriche: era come volare su mondi meravigliosi, dove potevo scorgere fiumi, terre e oceani tra mille sfumature. Sono luoghi inviolati dalla presenza dell'uomo, dove l'avidità, le guerre e il potere non esistono. Il messaggio che voglio trasmettere a chi osserva i miei lavori è proprio questo: l'importanza di amare la bellezza dell'universo, vivere nella pace e amare profondamente la vita.»
4. Entrambe le opere sono realizzate con la resina epossidica. Ci può spiegare di più riguardo alla scelta di questo materiale?
«La resina epossidica è forse l'elemento migliore per rendere concreto ciò che ho visto nelle mie visioni. A essere sincero, non saprei dire esattamente come o perché abbia iniziato a usarla: l'ho fatto d'istinto, senza un motivo preciso, scoprendo che era il materiale perfetto per la mia espressione.»
5. Qual è o quali sono i colori che più sente la rappresentino?
«Amo in prevalenza il blu e il viola in tutte le loro sfumature. Tuttavia, sento che mi rappresentano molto anche l'oro e l'argento, che nelle mie opere simboleggiano la luce.»
Save the Date: > Cerimonia Olympus Arts Awards > 13 Febbraio ore 17:30 – Museo d'Arte e Scienza, Milano > Via Quintino Sella n.4, Milano