Oltre l’obiettivo: come la nascita della fotografia ha condotto all’arte dell’impossibile

16.04.2026

di Francesco Spilabotte

Con l'avvento della rivoluzione industriale, l'Ottocento è stato un secolo che ha visto numerose trasformazioni radicali. Diverse invenzioni hanno attraversato l'esistenza dell'uomo, velocizzando le comunicazioni e agevolando le attività quotidiane: dalla nascita della locomotiva, alla diffusione del telegrafo, dall'illuminazione elettrica fino all'invenzione della fotografia. Quest'ultima è stata forse quella che ha avuto le ripercussioni più significative nel mondo dell'arte.

Ebbene sì: la capacità della fotografia di riprodurre ritratti o di rappresentare fedelmente paesaggi, entrò inevitabilmente in conflitto con l'arte figurativa, portandola in una fase di profonda crisi d'identità. Diversi giovani artisti, nella seconda metà dell'Ottocento, reagirono prontamente a questo fenomeno, introducendo un nuovo modo di fare pittura, capace di superare per molti aspetti la fotografia. Tali artisti furono definiti dal critico d'arte francese Louis Leroy, in senso dispregiativo, "Impressionisti", rifacendosi al titolo del celebre quadro di Claude Monet Impressione, levar del sole del 1872 e denigrando la tecnica pittorica utilizzata dal gruppo, poiché definiva i loro lavori come semplici "impressioni" abbozzate, piuttosto che quadri definiti e conclusi.

Monet - Impressione, levar del sole
Monet - Impressione, levar del sole

 D'altronde, prima dell'invenzione della fotografia, il compito principale del pittore era riprodurre la realtà fedelmente. Quando la macchina fotografica riuscì a farlo meglio e a costi ridotti, nacque l'esigenza di cogliere l'istantanea del momento attraverso colori vibranti, elementi che la tecnologia fotografica dell'epoca non poteva ancora offrire. Gli impressionisti cercavano proprio di cristallizzare quegli attimi: dipingere il movimento, delineare i riflessi della luce sull'acqua che mutava ogni secondo, raggiungendo quella nitidezza emotiva che la tecnica fotografica, vincolata a lunghi tempi di esposizione, faticava a immortalare. A tal proposito, la fotografia dell'epoca richiedeva lunghi tempi di esposizione e le persone dovevano stare ferme, altrimenti risultavano mosse. Onde evitare ciò, talvolta si escogitavano alcuni accorgimenti, ossia trovare dei punti di appoggio, come sedie, tavoli o muri. Sebbene il primo vero e proprio esperimento fotografico si ebbe ad opera del fotografo Joseph Nicéphore Niépce nel 1826, intitolato Vista dalla finestra a Le Gras, la fotografia impiegò vari decenni per affermarsi ed imporsi nel quotidiano. 

Joseph Nicéphore Niépce - Vista dalla finestra a Le Gras
Joseph Nicéphore Niépce - Vista dalla finestra a Le Gras

Un altro esempio eclatante è la veduta di Piazza del Popolo a Roma, scattata da John Henry Parker intorno al 1870. Sebbene gli oggetti immobili come l'obelisco e i palazzi siano significativamente nitidi, quelli in movimento, come per esempio la carrozza, appaiono sfocati e semitrasparenti, lasciando quasi una sorta di "fantasma". Non è un errore, bensì la conseguenza delle tecniche e delle macchine fotografiche dell'epoca. Se la fotografia rappresentava lo strumento per documentare ed immortalare la memoria del tempo, l'opera d'arte seppe andare ben oltre, e per certi versi, "superarla". 

John Henry Parker - Veduta di Piazza del Popolo
John Henry Parker - Veduta di Piazza del Popolo

Tuttavia, questo legame tra ottica e pittura non era una novità assoluta. Sebbene tra il Seicento e il Settecento si fosse affermata una consolidata collaborazione tra la camera oscura (antenata della fotografia) ed il pittore stesso (basti pensare ad artisti come Vermeer e Canaletto che utilizzavano questo mezzo come strumento di precisione per la riproduzione delle loro opere, che comprendeva spesso paesaggi o vedute), con l'arrivo della fotografia, si avviò un processo di emancipazione e di distacco considerevole. A differenza dei fotografi, costretti a trasportare attrezzature ingombranti, gli impressionisti godevano di una nuova libertà grazie all'invenzione dei tubetti di stagno richiudibili contenenti colori che permettevano di dipingere en plein air, magari posizionandosi sulla riva della Senna o di fronte ad un paesaggio bucolico dipingendo velocemente prima che la luce cambiasse, utilizzando i colori in modo più corposo (tecnica dell'impasto), lasciando i segni visibili delle pennellate sulla tela. Inoltre, potevano ritrarre anche la folla in movimento senza alcuna limitazione, generando un "flusso" e dando l'idea della caoticità della vita moderna nelle grandi città come Parigi. Tra i pittori impressionisti che operavano prevalentemente all'aperto, vi ne erano alcuni che realizzavano le loro opere all'interno di edifici, studi, o locali pubblici, fermando la vita sociale, come Pierre-Auguste Renoir o Edgar Degas. Quest'ultimo è ricordato in particolar modo per le famose ballerine e per la sua capacità di cogliere non solo la leggiadria e l'attenzione per i loro passi di danza, bensì l'espressività delle figure, generando una sorta di arte nell'arte, ossia di meta-arte: un'arte intessuta di sacrificio e bellezza all'interno della creazione artistica stessa. 

Uno degli stilemi dell'Impressionismo, per l'appunto, consisteva nell'imprimere sulla tela l'impressione che la realtà produceva sui sensi, in particolar modo sulla vista. Non a caso, nell'ultima parte della sua esistenza Monet fu colpito dalla cataratta che portò all'opacizzazione del cristallino (la lente naturale dell'occhio), ad una perdita dei dettagli e dei contorni e ad una predominanza dei colori caldi. Alcune delle sue ultime e più celebri opere, come Ninfee o il ciclo del Ponte Giapponese, raffigurano luoghi quasi mistici, tali opere risentono delle aberrazioni cromatiche dovute alla malattia dell'artista che lo porta a rappresentare, in maniera immediata, una realtà distorta e alterata trasposta nelle tele con un vivace dinamismo sintetizzato in forme astratte. 

Se la fotografia rappresentava pedissequamente e metallicamente la realtà così com'era, con l'avvento di questo movimento molti artisti riuscirono a dimostrare come l'arte sia un'esperienza soggettiva e profondamente umana. Proprio Monet, con le sue ultime opere, fece da ponte e da apripista a quello che in tempi più maturi avrebbe portato all'Espressionismo (sebbene avessimo già esempi alla fine dell'Ottocento con artisti postimpressionisti come Van Gogh e Edvard Munch). L'Espressionismo si sviluppò proprio nei primi anni del '900 ed è il momento in cui l'arte segnò il definitivo distacco dalla fotografia ed in cui per la prima volta al centro dell'opera doveva figurare il mondo interiore: la dimensione più recondita, quell'universo misterioso, che da sempre ha affascinato l'animo umano e che ancora oggi nessuna tecnologia, se non l'arte, ha saputo manifestare meglio.

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