Materia e Anima: Enzo Monterosso porta la sua Arte a New York
di Francesca Callipari
In occasione della Mostra Internazionale "Italy calls the world" che si svolgerà a New York dal 21 giugno presso la Fridman Gallery, abbiamo avuto il piacere di intervistare Enzo Monterosso, tra gli artisti selezionati per questo importante evento.

1. Enzo, New York non è solo una vetrina, è un amplificatore di emozioni. Mentre fervono i preparativi per il debutto a Manhattan, cosa prevale nel tuo animo: il senso di responsabilità nel rappresentare l'Italia in questo evento o l'entusiasmo di vedere le tue creature materiche immerse in una luce e in un contesto così diversi da quelli in cui sono nate?
Essendo un autodidatta con molti anni di creatività, ritengo che la mia esperienza artistica sia stata fino ad ora fortunata e gratificante. Ho esposto in tutta Italia e all'estero con la Biennale di Lisbona, Parigi, Barcellona e Madrid; inoltre una mia opera è esposta in permanenza in Brasile presso il Museo Eugenio Teixeira Leal a Salvador de Bahia.
Ora questa opportunità, una esposizione fisica a New York, è per me una cosa che non avrei mai osato sognare. Il pensiero di un pubblico multiculturale e variegato come quello di New York mi dà una gratificazione immensa: sapere che il frutto di tanti anni di ricerca e studio venga visto e giudicato in un mercato globale, punto di incontro internazionale come New York, è per me un punto di arrivo, un premio per i tanti anni di lavoro che ho dedicato all'arte.
2. In un'epoca in cui siamo abituati a consumare immagini veloci su uno schermo, le tue opere impongono una "sosta", un'osservazione lenta per coglierne le ombre e i rilievi. Ritieni che la tua arte materica sia un modo per restituire allo spettatore il senso del tempo e della profondità, contro la frenesia del mondo moderno?
Con le mie opere vorrei invitare lo spettatore a riappropriarsi del proprio tempo che sfugge inesorabile, fermarsi ad osservare e riflettere sulla bellezza del creato, poiché tutto è prezioso, è la vita.
3. Quando un visitatore si ferma davanti ad un tuo dipinto, quale "vibrazione" o emozione vorresti che scattasse?
Con le mie opere materiche e tattili vorrei emozionare lo spettatore; vorrei che non si limitasse ad osservarle ma anche a toccarle. Vorrei accompagnarlo in volo su mondi privi di odio tra i popoli, mondi fatti di luce, amore e speranza per un mondo migliore.

4. Parliamo delle due opere protagoniste dell'evento a New York. Entrambe rappresentano due battiti del cuore della natura: uno caldo e tellurico, l'altro più algido e abissale. Se in "Sardinia" la materia si fa carne della terra, nella seconda opera l'osservatore viene come risucchiato in un silenzio sottomarino quasi ipnotico. C'è un filo conduttore invisibile che lega queste due dimensioni apparentemente distanti, o rappresentano momenti diversi della sua ricerca interiore?
La mia intenzione è fare emozionare lo spettatore. Con "Sardinia" lo faccio attraverso le trasparenze del mare che si infrange sulla terra, come un gioco sensuale dove la natura è la protagonista.
La seconda, "Icy Sparkles", rappresenta una bellezza diversa, opposta a "Sardinia": un luogo algido, dove l'acqua dallo stato liquido diventa solido. Ghiaccio che, con i suoi riflessi, sa scaldare i cuori dello spettatore.
5. Se dovessi descrivere la tua arte con tre parole, quali sceglieresti?
Luce, Amore, Speranza.