Intervista all'artista Marta Bordonali, tra i protagonisti dell'evento "Italy calls the World"

30.04.2026

di Francesca Callipari

In occasione della Mostra Internazionale "Italy calls the world" che si svolgerà a New York dal 21 giugno presso la Fridman Gallery, abbiamo avuto il piacere di intervistare Marta Bordonali, tra gli artisti selezionati per questo evento.
Marta Bordonali - CinemaScope
Marta Bordonali - CinemaScope

1. · Benvenuta Marta, Portare la propria arte a New York è sicuramente un traguardo iconico. Per lei che ha incontrato la Pop Art giovanissima, a soli 13 anni che valore ha esporre nel cuore pulsante di quella corrente artistica?

Esporre a New York rappresenta per me molto più di un semplice traguardo: è un'emozione profonda, quasi un cerchio che si chiude. Ho incontrato la Pop Art giovanissima, a soli 13 anni, e da allora è diventata una parte fondamentale del mio percorso artistico. Portare oggi il mio lavoro proprio nel cuore pulsante di questa corrente è una grande soddisfazione, ma anche un'occasione che mi riempie di entusiasmo ed energia. È come dialogare direttamente con le radici di ciò che mi ha ispirata, in un contesto che continua a essere vivo, stimolante e incredibilmente attuale.

2. · Quando un visitatore si ferma davanti ad una sua opera, quale "vibrazione" o emozione vorrebbe che scattasse?

Vorrei che si creasse una connessione immediata, quasi istintiva. Una vibrazione che non sia solo estetica, ma emotiva: qualcosa che cattura lo sguardo e, allo stesso tempo, resta dentro. Mi piace pensare che chi osserva una mia opera senta il desiderio di portarla con sé, non solo come oggetto, ma come presenza quotidiana, capace di evocare emozioni ogni volta che la si guarda. In fondo, quando un'opera ti sceglie, lo senti subito.

3. · La mostra si chiama "Italy calls the world". In un momento storico così complesso, crede che l'Arte possa ancora fungere da ponte umano capace di unire culture diverse attraverso la bellezza?

Credo profondamente che l'arte abbia ancora — e forse oggi più che mai — la capacità di essere un ponte tra le persone. In un momento storico complesso, in cui le distanze sembrano aumentare, la bellezza diventa un linguaggio universale, capace di superare confini, culture e differenze. L'arte parla direttamente alle emozioni, senza bisogno di traduzioni, e proprio per questo riesce a creare connessioni autentiche. "Italy calls the world" lo trovo un titolo potente: è un invito al dialogo, all'incontro, alla condivisione. Tutte queste cose rendono l'arte immortale.

4. · Se potesse incontrare un'artista del passato, chi sceglierebbe?

Senza dubbio sceglierei Andy Warhol. È stato il primo artista che ho incontrato, idealmente, a soli 13 anni, e ha segnato profondamente il mio modo di vedere e vivere l'arte. Mi affascina la sua capacità di trasformare l'ordinario in qualcosa di iconico, di rendere l'arte accessibile e allo stesso tempo potente. Incontrarlo significherebbe confrontarmi con una visione che, in qualche modo, continua ancora oggi a dialogare con il mio lavoro.

5. · Il lavoro che presenta a NY è "CinemaScope" (70x100 cm). In esso vediamo il volto di Marilyn frammentato da colate verticali e sovrapposto a collage cinematografici d'epoca. Ci parli di ciò che rappresenta quest'opera nel suo percorso di ricerca.

CinemaScope" racchiude diversi elementi: da un lato c'è l'immaginario cinematografico, che appartiene alla memoria collettiva e al mito, incarnato da Marilyn, icona assoluta. Dall'altro c'è l'intervento materico, con queste colate verticali che frammentano l'immagine e la rendono meno "perfetta", più umana, quasi vulnerabile.

Mi interessa lavorare proprio su questo contrasto: tra l'icona e la sua dissoluzione, tra ciò che riconosciamo immediatamente e ciò che invece cambia, si trasforma sotto i nostri occhi. Il collage di fondo richiama il linguaggio della comunicazione e del cinema d'epoca, mentre le colate introducono un elemento emotivo e contemporaneo, quasi a voler riscrivere quell'immagine.

In questo senso, "CinemaScope" è per me un dialogo tra passato e presente, tra mito e identità, e rappresenta un'evoluzione del mio modo di raccontare l'immagine: non più solo da osservare, ma da attraversare emotivamente.


Grazie! Vi invitiamo a seguire l'artista in questo prossimo evento a New York e attraverso il suo sito.


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