Majla Chindamo: vincitrice del primo Premio sezione Arti Visive agli Olympus Arts Awards
di Francesca Callipari
L'Olympus Arts Awards, celebrato nella prestigiosa cornice del Museo d'Arte e Scienza di Milano, è stato molto più di una premiazione: un incontro di anime, un manifesto di resilienza e bellezza. Nel contesto di questa prima edizione del Premio, conclusasi di recente, a seguito della votazione di pubblico e giuria il primo premio per la sezione Arti Visive è stato conferito alla pittrice Majla Chindamo.

Artista dall'attenzione minuziosa al dettaglio e fortemente introspettiva, Majla Chindamo ha plasmato un linguaggio autentico che, pur affondando le radici nel rigore dell'iperrealismo, rifugge la staticità di un freddo specchio del reale per farsi "rielaborazione sensoriale". Nelle sue opere, la perfezione tecnica cessa di essere un fine e si sottomette ad una narrazione dell'anima, trasformando ogni tratto millimetrico in un respiro vitale.
Che si tratti di volti umani o del regno animale, ogni sguardo è un "emozione congelata", un campo di battaglia tra luce e ombre per rivelare l'invisibile e ogni colore partecipa ad una precisa drammaturgia dell'opera. Ritroviamo in molte sue opere una qualità tattile quasi sconvolgente, che permette di percepire la morbidezza dell'epidermide o la ruvidezza degli elementi naturali, conducendo così l'osservatore ad un confronto primordiale con l'opera.

Non basta guardare; l'arte della Chindamo esige di essere sentita, decodificando il mistero del visibile per rivelare qualcosa di più profondo.
In lavori come Contaminazione e Con tutta l'anima, Chindamo orchestra una sintesi magistrale tra il rigore dell'iperrealismo e una visione onirica che tramuta il corpo umano in un territorio di confine tra spirito e materia. Se nella prima opera assistiamo a una fusione simbiotica e quasi sciamanica tra la figura femminile e l'oceano, dove il corpo si espande in un bisogno vitale fino a farsi natura, nella seconda la pioggia diviene un filtro malinconico tra il soggetto e il mondo, simboleggiando la soglia invalicabile di un dolore interiore.
Recensione a cura di Francesca Callipari,
Storico e critico d'arte e Direttore Artistico - Olympus Arts Awards
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