Luigia Sdango: la pittura come ascolto, silenzio e speranza

16.05.2026

di Francesca Callipari

In occasione della Mostra Internazionale "Italy calls the world" che si svolgerà a New York dal 21 giugno presso la Fridman Gallery, abbiamo avuto il piacere di intervistare Luigia Sdango tra gli artisti selezionati per questo evento in videoesposizione.
Voci
Voci

1. Luigia, per iniziare racconta ai nostri lettori quando hai scoperto la tua passione e come hai capito che era per te un vero e proprio bisogno dell'anima?

La mia passione per la pittura nasce da sempre; ero piccola, frequentavo la scuola primaria e già seguivo mio padre, affascinata e innamorata della sua arte. È lui che mi ha trasmesso l'amore per il disegno, il colore e infine, crescendo, ho scoperto la pittura ad olio, approfondendola e studiandola nello specifico in età adulta.

Mio padre ha seminato in me la passione e la curiosità, e io ho perseverato costantemente nello studio dell'arte su tela. Il mio percorso ha sentito il richiamo di rappresentare l'anima, in primis la mia, e l'esigenza di dar voce alla tela.

2. In questa mostra a New York, esporrai le tue opere in maniera digitale nel maxischermo della galleria, cosa rappresenta per te questa possibilità e quali emozioni stai provando?

New York per me rappresenta un ulteriore passo verso una nuova crescita artistica. Significa uscire dalla mia zona di comfort e guardare oltre, attingendo senza timore a nuovi ritmi, usi e costumi, oltre che mostrare la mia arte. Un nuovo obiettivo che mi permette di ampliare il mio bagaglio culturale e artistico, arricchendolo di nuove esperienze.

3. Il titolo dell'evento, "Italy Calls the World", evoca un ponte culturale necessario. Cosa ti ha spinto ad aderire a questo progetto e quale aspetto di questo progetto senti più vicino alla tua ricerca?

Premetto che, a mio avviso, l'arte va esposta sempre, in ogni luogo e piattaforma, va visitata, ascoltata, osservata anche in silenzio se occorre; per cui ho colto subito l'invito a partecipare. Mettersi in gioco e condividere ciò che si crea senza timore è il vero ponte culturale: unisce, fa crescere, costruisce e nel contempo mette in discussione punti di vista, e per ultimo, magicamente, arriva anche al cuore. Ogni evento è un richiamo ed io, che dipingo l'anima, ho risposto… anche al fascino newyorkese. L'aspetto che più sento vicino è mostrare ciò che porto su tela, farlo conoscere e lasciare un'emozione agli sguardi interessati.

Nel bacio
Nel bacio

4. New York è una città che non si ferma mai. Cosa pensi che il pubblico newyorkese possa trovare di "necessario" o rigenerante nella tua arte?

New York è maestosa, sempre in movimento e profondamente multiculturale; per questo credo che la mia arte possa far capolino nelle anime sensibili, in cuori predisposti all'ascolto interiore prima ancora che a quello esteriore. Anche nel grande caos e nell'eterno movimento di una città magica come New York, esiste sempre un momento di fermo mentale, uno stop visivo. Per chi sa coglierlo, io sono lì con la mia arte, a offrire un attimo di pausa, di riflessione o di apparente normalità quotidiana. Le mie opere mirano a catturare lo sguardo di chi le osserva, invitando il visitatore a fermarsi e, finalmente, a guardarsi dentro. 

Oltre quello che appare
Oltre quello che appare

5. Parlaci delle tue opere selezionate per questo evento e di ciò che vorresti trasmettere attraverso di esse

Le mie opere, come ho precedentementeaccennato, mirano all'anima piuttosto che all'esteriorità del soggetto, nel mio caso femminile. Le tre tele che propongo hanno in comune un unico denominatore: "guardarsi dentro in ascolto dell'anima". Ogni tela tocca una o più sfumature della vita.

La tela più grande, 100x150, dal titolo "Oltre quello che appare", rappresenta tre sfumature di emozioni interiori in un unico soggetto femminile. Gli occhi chiusi indicano ascolto, silenzio e speranza.

La seconda opera, intitolata "Nel bacio", racconta un altro aspetto della vita, un tema purtroppo molto attuale: un uomo che bacia la sua donna con freddezza e distacco. Anche qui gli occhi sono chiusi, quasi a non voler realmente comprendere la realtà percepita dalla donna.

La terza tela, intitolata "Voci", rappresenta le mille voci che tutti noi sentiamo in ogni fase della vita: cattivi consigli o, peggio, il non ascolto. I sentimenti elencati sono il filo conduttore delle mie opere; il mio intento è raccontare ciò che sento dentro e che accomuna tante donne, pur vivendo in una vita frenetica e da perfetti fantasmi. Invece, siamo anime che chiedono aiuto, ascolto e un abbraccio.


Grazie! Vi invitiamo a seguire l'artista in questo evento e sui social...

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