Luci, ombre e colori: la melodia visiva di Francesco Sandirocco

16.06.2026

di Ilaria Rippa

In occasione della Mostra Internazionale "Italy calls the world" che si svolgerà a New York dal 21 giugno presso la Fridman Gallery, abbiamo avuto il piacere di intervistare Francesco Sandirocco tra gli artisti selezionati per l'esposizione digitale.
Andromeda
Andromeda

1. Ciao Francesco, la critica ha evidenziato come la tua pittura sia un'estensione della tua passione per la creazione musicale: come sei passato dalle note ai pennelli? C'è stato un momento in cui la musica non è più bastata a esprimere la tua interiorità?

La pittura nasce come una normale e forse inevitabile estensione della mia passione per la musica.

Avendo un padre musicista, nonché inventore e radioamatore, che è riuscito a mettere in piedi una radio costruendo da solo i ripetitori e le attrezzature necessarie alla trasmissione, ho avuto ben presto a che fare con le note e le più svariate forme di creatività, che hanno caratterizzato fin dall'infanzia il mio ambiente quotidiano. Inizialmente mi sono dedicato allo studio della chitarra e del pianoforte, usando anche la mia voce come mezzo di espressione veicolato dal canto; in seguito questa tendenza istintiva si è incanalata nella composizione di testi che, riletti ora a distanza di oltre 20 anni, mi meravigliano per la connessione che già allora si poteva intravedere con la dimensione pittorica a venire. I miei testi di quel tempo erano pieni di riferimenti ai colori e alla ricerca del senso ultimo delle cose, ricerca che ha sempre avuto come punto di partenza me stesso.

È vero anche il processo inverso, ovvero che le mie creazioni pittoriche sono state talvolta ispirate a ritroso da quelle musicali: il primo dipinto su tela prende spunto dai colori e dal titolo di una mia canzone, "Luci ed ombre".

2. "L'Arte come riflesso dell'Anima" rappresenta il fulcro della tua ricerca stilistica che ruota attorno a questo concetto. Questa visione totalizzante dell'arte era presente fin dai tuoi primi quadri o è stata il frutto di un'evoluzione successiva?

Quello che mi ha sempre catturato della pittura era di poter dare vita ad una parte del subconscio, quasi a voler creare un'istantanea. Questo processo, oltre ad incuriosirmi, l'ho sempre trovato molto terapeutico.

Il collegamento sinestetico della musica con la pittura è anche presente nella canzone "Colori per l'anima", scritta anni prima della scoperta della pittura, incentrata sul rapporto tra natura, colore e individuo. L'ho trovata così connessa che ho deciso di renderla disponibile sul mio Sito

Quindi, tornando alla domanda iniziale, musica e pittura per me sono pressoché unite; in questo senso posso dire che solo cronologicamente la prima forma di espressione preceda la seconda, ma entrambe sono un'importante estensione l'una dell'altra. C'è stato semplicemente un momento in cui il tempo per seguire entrambi i percorsi non bastava e in qualche modo sono passato dalla composizione musicale alla pittura, in una prosecuzione naturale.

3. La tua ricerca attuale unisce il rigore delle forme geometriche all'uso emotivo del colore: quali erano i soggetti o le tecniche dei tuoi primissimi esperimenti pittorici? Spandevi il colore d'istinto o cercavi già la simmetria?

Nei miei primi passi nel mondo della pittura, ho iniziato dapprima a giocare con i colori, successivamente è arrivato il significato. Posso dire che quello che accomuna le mie opere è esattamente il punto di partenza. Che poi partano da un messaggio già in principio o che il messaggio compaia strada facendo non fa differenza.

Considero le mie opere segnali e percorsi da attraversare, più che destinazioni o risposte, spunti per riflettere su dimensioni dell'esistenza a cui spesso non abbiamo dato importanza e che possono rivelare sentieri inediti in chi le osserva.

Dando molto significato alla geometria e alla simbologia ho cercato inizialmente di portare questi contenuti su tela. Piano piano le forme stanno apparentemente cambiando anche se nel significato più profondo continuano a guidarmi.

Il sale della terra
Il sale della terra

4. "Il sale della terra", "La via astrale" e "Andromeda" sono le opere che saranno in esposizione alla Fridman Gallery a New York in occasione di "Italy calls the World!". Ti andrebbe di raccontarci una curiosità in merito ad ognuna e di dirci se e come questi dipinti sono legati tra di loro?

Le opere hanno in comune la speranza, la fiducia, la determinazione.

"Il sale della terra" prende spunto nel significato da un documentario incentrato sulle potenti immagini e sulla vita del grande fotografo Sebastião Salgado che, pur immortalando orrori ed errori dell'essere umano, ha trovato una speranza di rinascita e di evoluzione per l'individuo. Nel mio dipinto questo anelito è rappresentato dal contrasto tra la distruzione evocata dal grigio degli edifici e la speranza che ancora può scorrere nell'essere umano e che trova espressione nei colori.

In "Andromeda" la speranza, la fiducia e la determinazione sono rappresentate nel salto verso l'ignoto che l'individuo si appresta a compiere; è la determinazione che a quell'ultimo gesto in cui fiducia e speranza si fondono. Senza determinazione è difficile raggiungere uno scopo, di qualunque natura esso sia, e anche in caso lo si raggiungesse non gli si darebbe la giusta importanza. La fiducia è come un faro che ci guida e che sappiamo in modo intrinseco che è lì, è sufficiente seguirne l'ispirazione.

Questi tre elementi a loro volta confluiscono nel concetto di trasformazione, che in ultima analisi accomuna le tre opere: "Il sale della terra" rappresenta la trasformazione della società, "Andromeda" quella dell'individuo, "La via astrale" quella della materia.

La via astrale
La via astrale

5. Cosa rappresenta per te, esporre le tue opere, in una metropoli come New York?

Avere la possibilità di uscire con delle opere dall'Italia, arrivando addirittura a New York, è sia motivo di orgoglio sia una forma di realizzazione interiore, che mi fa capire che con la convinzione e il lavoro è possibile realizzare i propri bisogni evolutivi; è in qualche modo espressione, a livello personale, del concetto di determinazione di cui parlavo prima. Ovviamente, avendo ancora tanto da voler esprimere, lo considero un primo passo e una forma di appagamento solo embrionale, che spero possa estendersi ulteriormente.


Grazie! Vi invitiamo a seguire l'artista in questo evento e attraverso i social.

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