La nascita di Strict Photo Magazine: Andrea Severi e la passione per la fotografia

17.02.2021

di Francesca Callipari

Fotografo della provincia di Forlì-Cesena, Andrea Severi scopre la sua passione alla fine degli anni '80. Comincia la sua crescita fotografica nel 1997 quando entra a far parte del Foto Cine Club di Forlì, all'interno del quale inizia il suo percorso nel mondo dell'audiovisivo. Da qui la sua fotografia si muove sempre più verso la realizzazione di audiovisivi fotografici, elaborazioni grafiche e scatti in bianco e nero che egli stampa utilizzando pregiati supporti in fibra di cotone e una stampante a getto d'inchiostro. Osservando i suoi scatti, appare evidente la capacità di sperimentare, dando nuova vita al soggetto immortalato, reiterpretandolo e trasformandolo, rendendo ogni scatto innovativo, frizzante e dinamico. Ogni sua opera appare come un piccolo portale verso un universo sconosciuto, nel quale l'osservatore si accinge ad entrare in punta di piedi. Dagli scatti in bianco e nero, contraddistinti dall'esaltazione della bellezza femminile e dalla capacità di catturare anche la dimensione psicologica dei soggetti, Andrea riesce abilmente a realizzare anche immagini dominate dal colore nelle quali egli quasi si ribella al ritratto classico, operando uno stravolgimento di forme e colori che si mixano al ritratto vero e proprio, dando l'idea di una superfice pittorica più che fotografica. Opere che ci trasportano in una dimensione surreale, opere che hanno un notevole impatto visivo ed emozionale su chi le osserva: ma le capacità esplorative di Andrea Severi non finiscono qui! Egli rivolge la sua attenzione anche al cosiddetto "still life", genere che vede come soggetto, appunto, la rappresentazione di oggetti inanimati ma che si rivela estremamente importante nell'attività di un fotografo poiché gli permette di sperimentare molto sul piano della luce, della ricerca dei materiali, etc. Anche negli scatti "still life" la capacità comunicativa ed emozionale di questo fotografo emerge con forza, dotando queste immagini di un potere attrattivo senza eguali e conferendo alla scena complessiva un impianto quasi scenografico.

Anche in questa epoca difficile, contraddistinta dalla pandemia da Covid19 che ha pesato fortemente anche sul settore artistico, la creatività di Andrea Severi non si è affato esaurita. Lo incontriamo oggi per parlare di un bellissimo progetto da lui ideato e realizzato, ovvero la creazione di STRICT  Photo Magazine (visibile al link), una rivista interamente dedicata all'arte fotografica.


  • Benvenuto Andrea! E' un vero piacere averti qui con noi e poter approndire questo interessante progetto! Partiamo subito con la prima domanda: cosa ti ha spinto a creare una rivista interamente dedicata alla fotografia?
  • Grazie Francesca per questa intervista. La rivista nasce dall'idea di evadere un po' dall'istantaneità della fotografia, tipica dei social network. Ogni giorno vengono postate miliardi di foto che, però, rapidamente diventano obsolete in quanto soppiantate, solo pochi minuti dopo, da altre immagini pubblicate. Credo che i social rappresentino l'estemporaneità della vita, mentre un supporto cartaceo è sicuramente più duraturo e resistente nel tempo. Nei social le immagini "scrollano" sotto il nostro dito in maniera vertiginosa e in pochissimi si soffermano a leggere il testo che le accompagna, privandosi del pensiero dell'autore e quindi, dell'opportunità di interagire con esso. L'idea di questa rivista è quella di poter raccogliere le esperienze, i pensieri, le tecniche dei fotografi interessati a raccontarsi e a condividere il loro modo di fare fotografia. E questo avviene su un supporto leggibile sia in formato digitale che cartaceo. In questo periodo, contraddistinto dal Covid19 che ha praticamente azzerato gli incontri culturali ed artistici, intendo raccogliere, attraverso questa rivista, diversi pensieri fotografici in modo da poterli valorizzare, non appena torneremo alla normalità, in serate con l'autore, mostre e scambi culturali con i diversi circoli fotografici. 

  • Stai avendo un riscontro notevolmente positivo che ha attirato l'interesse di molti fotografi professionisti, provenienti da ogni parte del mondo. Pensi che in qualche modo il successo che sta avendo il tuo progetto sia anche dovuto al fatto che forse mancasse un prodotto come il tuo nel panorama fotografico? Quali credi siano i punti di forza che contraddistinguono STRICT Magazine? 
  • L'offerta del panorama fotografico è decisamente molto ricca e c'è proprio di tutto! Nel caso del mio magazine si tratta di un periodico dedicato al ritratto fotografico valorizzato in tutte le sue forme sia dal punto di vista estetico e tecnico che contenutistico. Non ci sono paletti che delimitano confini: la fotografia, la creatività... devono rimanere forme d'arte libere. Come scritto nell'editoriale di febbraio, la scelta è stata quella di spaziare su diversi generi per offrire ai lettori una visione il più possibile ampia di quello che è il vasto mondo fotografico: a tal proposito ci tengo a sottolineare che per Strict Photo Magazine anche la manipolazione estrema delle immagini è da considerarsi fotografia. I punti di forza di questa rivista sono diversi, a mio avviso. È aperta a tutti, ovvero i lavori dei fotografi, che intendono candidarsi, possono essere inviati alla redazione della rivista ed una volta valutati potranno essere pubblicati. La rivista, comunque, non deve essere intesa solo come un mezzo per apparire, ma un "luogo" in cui confrontarsi, condividere esperienze e mettere a disposizione le proprie capacità. In questo secondo numero, il fotografo Andrea Bettancini, oltre a condividere il suo lavoro B-Movie, ha contribuito all'ideazione e alla realizzazione grafica. Mi piace l'idea di una rivista continuamente in divenire che possa essere, quindi, sempre attuale ed abbracciare diverse filosofie di pensiero. Nei prossimi numeri saranno inseriti alcuni autori internazionali di altissimo livello che presenteranno ai lettori immagini straordinarie. 
  • Facciamo un passo indietro... come hai scoperto la tua passione per la fotografia? 
  • Ricordo che mio padre mi diede per la prima volta la sua fotocamera, insieme ad un rullino in B/N da 12 pose, quando frequentavo la quarta elementare per poter fare foto ricordo della gita scolastica. Conservo ancora quella fotocamera ed, ovviamente, anche le foto. Comprai la mia prima Reflex nel 1993, ma soltanto nel 1997, quando entrai a far parte del Foto Cine Club Forlì, capii che la fotografia potesse essere un mezzo di comunicazione e non solo di documentazione storica degli eventi: avrei potuto raccontare me stesso non solo a parole, ma anche attraverso le immagini. Questo perché, quando fotografiamo, non immortaliamo mai la realtà, ma l'idea che abbiamo di essa. Credo fermamente in questo concetto. Grazie alla mia spiccata curiosità su tutto ciò che mi circonda, sono stato fortemente orientato alla sperimentazione di nuove tecniche e soggetti. Un giorno una persona mi disse: "Tu ami immortalare la realtà in uno scatto per poi sperimentare, divertirti, osare e creare la tua verità, regalando al soggetto una nuova identità". È una frase che porto sempre nel cuore perchè identifica perfettamente quello che è il mio modo di realizzare le opere. La fotografia è fatta di emozioni, condivisione e confronto con le persone. Molte persone incroceranno la mia vita, soffermandosi o fermandosi più a lungo: non importa quanto queste si fermeranno perché il confronto con ciascuna di esse mi farà crescere, riflettere e pensare. Tutti stimoli che inconsciamente verranno poi trasportati nei miei scatti. 
  • Quali sono le emozioni che provi durante la ricerca dello scatto? 
  • Questa è davvero una domanda molto interessante. Molti dei miei lavori sono realizzati in bianco e nero, ma la cosa curiosa è che, quando io osservo una scena od un soggetto, la mia mente lo vede già in scala di grigio. Riesco ad immaginarmi lo scatto finale già in bianco e nero, compreso di toni e di contrasti che poi prenderanno forma in post produzione. Questa è la prima vera emozione: essere attratti da un qualcosa che è apparentemente incompleto ma che viene trasposto e completato con immediatezza nella mia mente. È proprio questo il momento in cui creo la mia verità, regalando al soggetto la sua nuova identità. Vorrei, inoltre, aggiungere un ulteriore punto di vista: per me, la pubblicazione di un nuovo numero della rivista, come l'anteprima di un video o l'inaugurazione di una mostra, è sempre un momento di "tristezza" perché ogni nuovo inizio scandisce la fine del percorso fatto per arrivare ad esso: la bellezza è nel viaggio! È, infatti, durante il percorso che, spesso, provo le emozioni più forti. Sono un sognatore ad occhi aperti e, quindi, ogni mio percorso è fatto di innumerevoli "viaggi mentali", di interazioni con vari soggetti... è un percorso di studio ed apprendimento di tecniche. Come si dice: "non si finisce mai di imparare"! Durante questo percorso ciò che mi affascina è l'empatia che si viene a creare con le persone che non condividono con me solamente un'idea, un contenuto, ma comprendono ciò che si prova nel realizzare quello che si ha in testa, avendo quella luce negli occhi chiamata "curiosità". Detto ciò, per rispondere compiutamente alla tua domanda, l'emozione provata durante uno scatto si racchiude in una parola: stupore! 
  • Nella società attuale, caratterizzata sempre più dalla presenza di innumerevoli dispositivi in grado di catturare le immagini, quale è il futuro della fotografia? Da fotografo pensi vi sia oggi una maggiore difficoltà rispetto al passato nel sorprendere ed emozionare lo spettatore? 
  • Sotto il profilo squisitamente tecnico, la fotografia ha davanti a sé un futuro con ancora tantissimo da offrire. A pensarci bene, la fotografia è davvero molto "giovane". Il rischio di oggi è quello di realizzare fotografie basate principalmente sull'estetica (colori, ombre e luci perfette etc.) e ben poco sui contenuti, provocando inevitabilmente un livellamento ed un appiattimento delle espressioni artistiche. Viviamo in continua ricerca di un consenso e, spesso, vengono prodotte opere più per soddisfare esigenze altrui che proprie. Questo piegarsi ai desideri del mercato impoverisce l'auntenticità e l'originalità dello stile di un artista. Ritengo sia molto importante preservare sé stessi nel raccontare chi siamo attraverso ciò che amiamo fare.  Tuttavia, se mi chiedi se si possa ancora stupire l'osservatore, mi viene da pensare al fatto che da poco è iniziata l'era del "cinemagraph", ossia l'era delle fotografie in movimento. Tutto ciò mi fa immaginare le esposizioni del futuro, create con sottilissimi fogli digitali di grandi dimensioni dove saranno visibili fotografie in movimento e dove l'autore potrà, in diretta, spiegare il proprio scatto sostituendosi alla classica didascalia cartacea a fianco dell'opera, interagendo, dunque, con l'osservatore. 

Andrea Severi, Julie 006 - opera esposta a Parigi
Andrea Severi, Julie 006 - opera esposta a Parigi
  • In questi anni hai esposto le tue opere in diversi contesti arrivando persino a Parigi e, precisamente, alla fiera d'arte contemporanea "Art Shopping" presso Le Carrousel du Louvre. Raccontaci quanto è stata importante quella esperienza e quali sono i tuoi progetti espositivi futuri, appena si potrà riprendere con gli eventi. 
  • Il 2019 è stato un anno di grandi soddisfazioni personali e l'esperienza della fiera d'arte "Art Shopping" ha dato un senso a tutte le mie fatiche e studi fotografici. Grazie e te Francesca ed al tuo progetto "I Love Italy" mi è stata data la possibilità di accedere al museo più famoso del mondo come protagonista e non da turista. Non ci sono parole per descrivere questa bellissima esperienza che porterò sempre nel cuore! Il vero progetto per il mio futuro è quello di non smettere di inseguire i miei sogni: realizzare opere e/o tecniche riconoscibili ed identificabili vorrebbe dire diventare "immortale" e questo direi che sarebbe il mio sogno più grande.                                                              Oggi vengono scattate miliardi di immagini al giorno, che vivono di "un piccolo istante" prima di perdersi nel mare digitale in cui viviamo, il quale scorre senza mai fermarsi come la nostra vita. Mi piace pensare che uno dei miei scatti possa immortalare un "frame" rendendolo "un infinito piccolo istante" che possa condurre l'osservatore al mio stile creativo e, quindi, ricordurlo al mio nome. Strict Photo Magazine è la realizzazione di un sogno, di un progetto tentato più volte ed iniziato tantissimi anni fa su quella nuvola dove vivono le persone visionarie, dove si possono vivere quelle speciali emozioni e vedere il mondo in quel modo unico e personale... il proprio!

Andrea Severi/Biografia

Nasce a Forlimpopoli nel 1974, ed attualmente lavora in ambito tecnico industriale meccanico. Dal 1992 al 1997 frequenta il circolo astrofili di Cesena, dove nel 1993 si avvicina alla fotografia astronomica. Nel 1997 inizia a frequentare il Foto Cine Club Forlì, dove è subito catturato dalla tecnica di comunicazione che riesce a dare la multivisione fotografica. Dal 2006 inizia a dedicarsi alla multivisione fotografica digitale, vincendo diversi concorsi con i suoi lavori e dal 2007 entra a far parte del consiglio direttivo del Foto Cine Club Forlì. Nel 2009 entra a far parte di Aidama (Associazione Italiana Degli Autori Di Multivisione Artistica) esperienza questa che lo consolida definitivamente nel mondo della multivisione. Nel 2012 sempre attraverso il Foto Cine Club Forlì organizza un seminario fotografico in collaborazione con Adobe Italia ed il primo concorso internazionale di multivisione digitale "20 città di Forlì". Dal 2012 collabora con la scrittrice Manuela Arrigoni con la quale partecipa a diversi progetti fotografici-letterari e nel 2013 scrivono il loro primo libro digitale intitolato "Photo Graphic Art - L'Arte In Versi". Ha partecipato a diverse mostre ed eventi in Italia e all'estero.

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