La fragilità che resiste: Carmelina Parello porta la sua ricerca artistica a New York
di Francesca Callipari
In occasione della Mostra Internazionale "Italy calls the world" che si svolgerà a New York dal 21 giugno presso la Fridman Gallery, abbiamo avuto il piacere di intervistare l'artista Carmelina Parello, tra i protagonisti di questo importante evento.

1. Carmelina, dopo tante esperienze espositive, ora approderai a New York con l'evento "Italy calls the World". Cosa significa per te portare la tua visione nella metropoli che è, per antonomasia, il centro globale delle tendenze e del mercato?
New York è il cuore pulsante dell'arte contemporanea. Portare la mia visione alla Fridman Gallery significa inserire il mio linguaggio in un flusso energetico universale. Per me, è l'opportunità di verificare come le radici della mia identità, che rappresento attraverso il contrasto tra la fragilità della natura e la forza eterna della nostra memoria storica, possano dialogare con una dimensione cosmopolita, dimostrando che l'arte è un ponte capace di superare ogni confine sia geografico che temporale.
2. Parliamo dell'opera che esponi alla Fridman Gallery. Com'è nata e cosa vorresti trasmettere?
L'opera si intitola "Luce di Primavera - Rinascita". Nasce da un'esperienza vissuta e da un dialogo intimo e profondo con un'anima pura. Sono andata in Sicilia a fine febbraio nella Valle dei Templi di Agrigento proprio per ritrarre dal vivo la fioritura dei mandorli, ma il maltempo aveva quasi spazzato via tutti i fiori. Davanti a quella scena ho avvertito con forza la fragilità di una creatura indifesa di fronte alla tempesta della vita. Sulla tela ho voluto salvare quella bellezza e farla rinascere: in primo piano ho ridato forza ai fiori fragili del mandorlo, mentre sullo sfondo ho dipinto le rovine dell'antico tempio greco, simbolo di una memoria che resiste ai secoli.
Vorrei trasmettere al pubblico di New York una carezza di luce che attraversa il tempo e si fa custode di una bellezza che non conosce tramonto.
3. Come nasce l'esigenza della pittura? Definiresti "fare arte" un bisogno?
La pittura per me è una esigenza. È il mio modo di dare forma a ciò che le parole non riescono a contenere. Definirei il "fare arte" un bisogno vitale, è l'esigenza di tradurre le emozioni e la complessità del mondo, attraverso la materia e la vibrazione del colore, in un ordine visivo che sappia restituire un senso. La pittura è lo strumento essenziale attraverso cui interpreto me stessa e il mondo che mi circonda; senza di essa, mi mancherebbe il mio linguaggio più sincero.
4. Guardando al futuro, c'è un materiale o un nuovo linguaggio espressivo che ti affascina e che vorresti integrare nella tua ricerca per spingerti ancora oltre i confini del visibile?
Attualmente la mia ricerca si basa sul dialogo tra la struttura decisa dell'acrilico a spatola, tecnica che ho utilizzato in questo quadro, e la vibrazione dell'olio. Mi affascina questo contrasto, che rispecchia la dualità tra fragile ed eterno. Guardando al futuro, vorrei spingermi ancora più in là nella sperimentazione dei supporti e degli spessori. Mi interessa esplorare l'uso di inerti naturali o polveri minerali da mescolare all'acrilico, per permettere alla superficie della tela di catturare la luce in modi sempre diversi. L'obiettivo è far sì che il quadro si trasformi continuamente a seconda di come viene illuminato, svelando nuove sfumature e profondità che vanno oltre la superficie visibile.
5. Se dovessi descrivere la tua arte con tre parole, quali sceglieresti?
Sceglierei: LUCE, AMORE e LINFA.