L’ avvento della Cinematografia: tra realtà, fuga e sogno
di Francesco Spilabotte

Il 28 dicembre 1895, in un periodo storico di grandissimo fermento culturale, due fratelli poco più che trentenni, Auguste e Louis Lumière, inaugurarono presso il Grand Café di Parigi il cinematografo. L'avvento del cinema cambiò radicalmente lo sguardo sul mondo, gettando le basi per ciò che il critico cinematografico Ricciotto Canudo nel 1921 avrebbe definito come la "settima arte", capace di unire le dimensioni spaziali e temporali.
Il dispositivo ideato dai due fratelli francesi permetteva di catturare immagini in movimento e di poterle contestualmente trasmettere su uno schermo di fronte a più persone, conferendo così l'opportunità, per la prima volta nella Storia, di una visione collettiva. Effettivamente "catturare" la realtà offriva l'opportunità di riviverla e condividerla con gli altri mediante la riproduzione tecnica dell'evento, trascendendo così la dimensione puramente soggettiva del ricordo. Le reazioni delle persone furono molteplici; dall'entusiasmo, si poteva passare facilmente alla diffidenza fino a giungere, in alcuni casi, a un allarme sociale. All'interno di questo scritto ci soffermeremo in particolare su tre figure fortemente controverse e di particolare interesse, vissute a cavallo tra il XIX e il XX secolo. Delineeremo tre visioni completamente differenti legate alla nascita del cinema: quelle dell'Imperatore Francesco Giuseppe (1830-1916), l'Imperatrice Elisabetta d'Austria (1837-1898), nota come Sissi e del re Ludwig II di Baviera (1845-1886).
Secondo i documenti e i dati storici giunti fino a noi è ben noto che Francesco Giuseppe, essendo fortemente conservatore, fosse ostile a gran parte delle innovazioni: rifiutò per esempio il telefono a favore del telegrafo e snobbò l'automobile preferendo le carrozze. Tale chiusura era dettata dalla volontà di salvaguardare la privacy, l'intimità e quel distacco che il regnante intendeva mantenere. Eppure, il cinema costituì per l'imperatore un'eccezione. Difatti, pochi mesi dopo l'inaugurazione del cinematografo, fu sua intenzione assistere a una dimostrazione privata presso la Hofburg di Vienna. Francesco Giuseppe rimase così affascinato da questa innovazione tecnologica e dalla sua fedeltà di "fermare" e riprodurre la realtà, che ne autorizzò lo sviluppo all'interno dell'Impero. Egli vedeva nel cinema un forte mezzo di propaganda e accettò di essere filmato frequentemente per eventi pubblici e addirittura per battute di caccia; particolarmente celebre è il documentario girato nel 1910 sulla caccia al camoscio a Bad Ischl, dal titolo S. M. Kaiser Franz Joseph I. auf der Gamsjagd bei Ischl (S.M. l'Imperatore Francesco Giuseppe I a caccia di camosci presso Ischl), in cui viene mostrato un imperatore che percorre sentieri ripidi e che riesce ad abbattere un camoscio. Sostanzialmente avere un imperatore forte e in salute, non solo rassicurava i sudditi, ma significava avere un impero solido. Chiaramente è doveroso porre in evidenza come l'Imperatore ritenesse questa forma d'innovazione non come forma d'arte, ma piuttosto come uno strumento di documentazione e soprattutto come un mezzo per il legame identitario che poteva instaurarsi con il suo popolo. A tal proposito è curioso sapere come in una delle frequenti visite di Francesco Giuseppe alle fiere al Prater di Vienna, egli vide la sua immagine riprodotta in movimento, e pare che con tono laconico e modesto, abbia detto "È davvero curioso vedere come cammino".

Per l'Imperatrice Elisabetta d'Austria (Sissi), l'avvento della cinematografia fu visto, diversamente da quello che si potrebbe immaginare, con una grande forma di disagio e di rifiuto. D'altronde bisogna ricordare come l'Imperatrice, ossessionata dalla bellezza e dalla giovinezza, già dopo aver compiuto i trent'anni impedì a chiunque di scattarle delle foto, anche in occasioni pubbliche, coprendosi frequentemente il volto mediante l'utilizzo di ombrellini, ventagli o veli, in modo da salvaguardare la sua immagine e per evitare che la macchina fotografica potesse immortalare i segni del decadimento fisico. Tra l'altro l'invenzione della cinematografia avvenne nel 1895 e all'epoca Sissi era sulla soglia dei 60 anni; a maggior ragione visse negativamente l'avvento del cinema impedendo, come fatto in precedenza che la macchina potesse catturare i segni del tempo, in modo da poter essere ricordata come eterno ideale di bellezza. L'imperatrice giunse a considerare questi strumenti come dei veri e propri "mezzi di tortura". Nonostante, a dispetto dell'austero marito molto più pragmatico e razionale, fosse amante della poesia, della musica e dell'arte figurativa, era fortemente diffidente e contraria nel voler apparire per come era realmente. Se i ritratti potevano correggere eventuali imperfezioni o solchi legati all'età e alla caducità fisica, la fotografia e ancora di più la cinematografia riproducevano fedelmente la realtà, ponendo in evidenza aspetti negativi e positivi della persona; una vera e propria arma a doppio taglio. È paradossale osservare anni dopo come lo stesso cinema a cui l'Imperatrice era ostile, la trasformò in un'icona di fama mondiale soprattutto attraverso la trilogia dei film realizzata negli anni '50 con Romy Schneider. A questo punto, pare quasi ovvio supporre che se Sissi avesse potuto vivere abbastanza da poter vedere i suoi film, sarebbe rimasta certamente inorridita, non solo per le imperfezioni e per le rivisitazioni legate alla sua esistenza, ma per la rottura di quel muro che era riuscita a erigere con enorme fatica nel corso degli anni cercando di allontanarsi sempre di più dalla corte e manifestando riluttanza per lo stesso ruolo che doveva ricoprire. Ciononostante, il cinema, per mezzo di rielaborazioni, per certi versi, poco fedeli alla realtà, in un certo qual modo eternò il suo ricordo e la sua immagine.
Per quanto riguarda Ludwig II di Baviera, dal momento che scomparve tragicamente nove anni prima dell'invenzione del cinematografo, dovremo operare una spinta immaginativa, basandoci chiaramente sulla personalità del sovrano e sui riferimenti storici in nostro possesso. Ciò che senza tema di smentita certamente possiamo affermare consiste nel fatto che se Ludwig avesse potuto assistere alla nascita del cinema, quasi sicuramente sarebbe stato un regista di teatro o ancora più probabile un ossessionato spettatore. Per certi versi potrebbe essere ritenuto un antesignano del cinema inteso in senso lato. In effetti i suoi castelli non furono concepiti affatto a scopi militari e politici, bensì come delle immense scenografie; basti pensare al castello di Neuschwanstein, un autentico monumento eretto e dedicato al compositore Richard Wagner, capace di ispirare nel mondo del cinema lo stesso Walt Disney. Nonostante il sovrano bavarese non potesse vedere i film, faceva l'impossibile per ricreare delle vere e proprie illusioni in movimento.

Un esempio eclatante è costituito dalla Grotta di Venere sita nel parco del castello di Linderhof. All'interno di questa grotta artificiale Ludwig fece installare uno dei primissimi generatori di corrente elettrica della Siemens capace di illuminare gli arazzi e le rocce con colori cangianti mentre sostava da solo come spettatore su una barchetta a forma di conchiglia in un piccolo lago ed era lì che rifletteva e immaginava grandi progetti, creando a tutti gli effetti un'atmosfera cinematografica e assistendo alle messe in scena del Tannhäuser di Wagner. Ludwig II contrariamente a sua cugina Sissi, che intendeva fuggire dall'immagine, egli adorava mettere in scena se stesso. Addirittura, attori venivano disposti in pose plastiche e silenziose e dovevano riflettere un quadro vivente, i cosiddetti tableaux vivants. Nel film Ludwig (1973), appartenente alla trilogia tedesca di Luchino Visconti, il regista riuscì a cogliere perfettamente, non solo le caratteristiche somatiche e fisiche del sovrano, ma in modo particolare i suoi tratti caratteriali, enfatizzandoli, esacerbandoli e dipingendolo effettivamente come un uomo capace di trasformare la realtà in una visione estetica e fiabesca. È probabile che se il sovrano avesse vissuto la nascita della cinematografia avrebbe sicuramente finanziato, come mecenate e come fece per Wagner, i primi esperimenti d'avanguardia di cinematografia, avrebbe fatto installare dei cinematografi all'interno dei suoi castelli per poter immaginare e sognare senza doversi allontanare necessariamente dal suo regno. Sta di fatto che i suoi castelli erano delle effettive scenografie a cielo aperto ed erano concepiti e studiati per generare un'atmosfera fantastica libera e fuori dal tempo, come il castello di Herrenchiemsee eretto su un'isoletta di un lago della Baviera; riproduzione in parte fedele della Reggia di Versailles, ma concepito in un'ambientazione evocativa e quasi fuori dal mondo.
Insomma, sebbene l'avvento della cinematografia sia stato capace di avvicinare e unire popoli e generazioni, specialmente nell'era del muto, imponendosi come linguaggio universale, la sua accoglienza non fu affatto uniforme. Le riflessioni condotte su queste tre figure storiche, malgrado siano così vicine tra loro per legami di sangue e per il ruolo ricoperto, rivelano visioni profondamente distanti; tra chi lo concepì come un prezioso mezzo di propaganda politica, chi vi scorse un vero e proprio strumento di "tortura" contro la propria immagine e chi, probabilmente, avrebbe realizzato la pellicola ove poter mirare la realizzazione dei propri sogni.