L’astronomia forense: uno sguardo al di là delle opere d’arte e letterarie

30.08.2026

di Francesco Spilabotte

È grazie all'astronomia forense, nuovo campo di esplorazione così definito e sviluppato dall'astronomo e professore emerito di Fisica Donald Olson della Texas State University, se molti misteri in ambito conoscitivo hanno un risvolto concreto. Il tutto avviene attraverso un approccio multidisciplinare, che riguarda primariamente l'arte, la storia e la letteratura.

Come si può fare ciò? 

Innanzitutto, è possibile mediante lo studio del cielo su larga scala, analizzando il moto e la posizione degli astri. Così, dietro un dipinto di Turner, un verso di Chaucer, una fotografia realizzata più di un secolo fa, è possibile individuare un cielo databile con precisione. Una delle opere più celebri di Olson Celestial Sleuth: Using Astronomy to Solve Mysteries in Art, History and Literature spiega per l'appunto come sia concretamente possibile datare un avvenimento storico, l'esecuzione di un'opera d'arte, l'interpretazione di determinate opere letterarie, grazie all'utilizzo di precisi calcoli astronomici, prendendo talvolta in considerazione anche eventi atmosferici e meteorologici come le fasi lunari, il livello delle maree. Oltre a questi, esistono altri strumenti d'indagine che possono costituire un valido aiuto per determinare con precisione ed esattezza un avvenimento storico, un'esecuzione grafica o una fotografia d'epoca, come per esempio lo studio di diari storici e di lettere; tutto questo contribuisce senz'altro a conferire un apprezzamento maggiore e una comprensione più esaustiva e valoriale all'opera oggetto di studio. 

Molti di questi esami talvolta avvengono anche tramite l'utilizzo di computer che analizzano la mappatura del cielo, ma pure grazie a sopralluoghi fatti in loco capaci di ricostruire mediante anche i riflessi sull'acqua o delle ombre sul terreno, l'esatta collocazione storiografica dell'opera. 

Van Gogh
Van Gogh

Un caso eclatante che è stato preso in esame è il celebre dipinto La notte stellata (1889) di Vincent Van Gogh. All'interno di questo lavoro, gli studi dello storico d'arte Albert Boime e dell'astronomo Charles Whitney individuano la stella più brillante nel momento in cui è stata eseguita l'opera, ossia alle prime luci dell'alba ed è Venere. Il pianeta raffigurato accanto al cipresso, risulta messo maggiormente in risalto rispetto agli altri corpi celesti; la finestra della stanza di Van Gogh a Saint-Rémy era rivolta proprio verso Est. La rilevazione di Venere all'interno del dipinto è testimoniata da una lettera che Van Gogh, appassionato di astronomia, scrisse al fratello Theo tra il 31 maggio e il 6 giugno 1889 da Saint-Rémy: "Questa mattina ho visto la campagna dalla mia finestra molto prima del sorgere del sole, con nient'altro che la stella del mattino, che appariva molto grande". In questa testimonianza l'artista comunica al fratello di aver osservato, prima del giungere dell'alba, la campagna dominata da una stella molto luminosa. 

Monet
Monet

Il medesimo studio astronomico-forense è stato condotto anche su opere di artisti vedutisti come Johannes Vermeer o degli impressionisti come Claude Monet. L'inizio dell'Impressionismo viene fatto risalire convenzionalmente al 1872, anno in cui Monet dipinge l'opera di riferimento che ne diede il nome e che verrà esposta nel 1874, Impression, Soleil levant. Di questa e altre opere, lo studioso Donald Olson si è occupato di studiarne le caratteristiche celesti e ambientali, come la posizione del Sole, la direzione delle ombre, il riflesso della luce sull'acqua e le condizioni della marea. Mediante i suoi calcoli e l'uso di moderni software planetari, è riuscito a individuare l'ora e la data precisa in cui l'opera fu realizzata, svelando la reale "alba" dell'Impressionismo: 13 novembre 1872 ore 7:35 del mattino. Il merito di Olson non fu tanto avvalorare la data esatta dell'opera, quanto piuttosto confermare che la datazione venne proprio inserita all'atto della folgorazione visiva e non a posteriori. 

Questi studi non sminuiscono affatto le opere d'arte, bensì mettono in luce e confermano l'attenzione, la rigorosità e la precisione degli artisti nei loro dipinti, contribuendo considerevolmente alla loro grandezza e alla loro singolarità. L'utilizzo dell'astronomia forense si è rivelato determinante per fare luce su complessi enigmi storici. Uno di questi è la disputa secolare sulla datazione precisa dello sbarco di Giulio Cesare in Britannia. Incrociando le fonti dell'epoca, in primis il De Bello Gallico, con indizi orari, riferimenti stagionali e la "prova regina" della Luna piena, Donald Olson e il suo team hanno condotto studi mirati direttamente sul campo, ricreando le esatte condizioni marine dell'epoca. Il risultato è stato straordinario: il team ha calcolato la data scientificamente esatta dell'approdo (il 22-23 agosto del 55 a.C.), confermando il luogo di sbarco già ipotizzato dagli archeologi (Deal) e dimostrando, di fatto, che i libri di storia avevano tramandato un giorno errato. 

Il primo sbarco di Cesare in Britannia
Il primo sbarco di Cesare in Britannia

È interessante notare come questa disciplina costituisca un vero e proprio approccio metodologico oggettivo, rigoroso e codificato, articolato fondamentalmente in tre fasi: l'indagine primaria (opera d'arte, fotografia, fonti scritte di carattere storiografico o letterario), il "Rewind astronomico", ossia la simulazione attraverso software di calcolo planetario e leggi della meccanica celeste, e infine la verifica diretta sul campo. Un metodo capace di inserirsi perfettamente in ambito multidisciplinare e di conferire contributi determinanti e illuminanti agli studiosi nei vari campi d'indagine, valorizzando significativamente le loro grandi opere.

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