Olympus Arts Awards: intervista a Katarzyna Kulpa

07.02.2026

di Ilaria Rippa

Il 13 febbraio, la prestigiosa cornice del Museo d'Arte e Scienza di Milano farà da scenario alla cerimonia di premiazione degli Olympus Arts Awards, un evento di respiro internazionale. Tra i 30 artisti vincitori anche Katarzyna Kulpa premiata per la sua capacità di trasformare l'astrazione in una profonda ricerca esistenziale.
K. Kulpa - The space to grow I
K. Kulpa - The space to grow I

Il processo del divenire: l'arte come flusso costante 

1. Qual è stato il suo primo lavoro? Lo considera l'esperienza che le ha fatto capire di voler diventare una pittrice?

«È difficile da individuare con precisione, ma fin da piccola disegnavo costantemente. Il mio cartone animato preferito era "La matita magica", la storia di un bambino i cui disegni prendevano vita o si trasformavano in oggetti reali. Conservo ancora tra i ricordi di famiglia il mio libro d'infanzia, che all'epoca decisi di "migliorare" aggiungendo delle illustrazioni. Avevo probabilmente 4 o 5 anni e dovevo essere malata, perché sulle pagine del libro disegnai con la penna una fila di infermiere, ognuna con un'enorme siringa in mano. Già allora cercavo la salvezza nella creatività. Poi sono venuti i corsi d'arte al centro comunitario, il liceo artistico, l'Accademia di Belle Arti, il lavoro all'università, i progetti di arteterapia e il dottorato. Ma sopra ogni cosa, è sempre rimasta la creatività.»

2. Da dove trae ispirazione per le sue opere?

«TUTTO è ispirazione. Quando non dipingo, parlo di pittura, insegno pittura o guardo dipinti. Amo viaggiare, ma la mia più grande fonte di ispirazione deriva dalle esperienze di vita e dalle interazioni con le persone. Ciò che non comprendo razionalmente, inizia a diventare chiaro attraverso l'atto del dipingere. Questo mi porta vicino al mio credo pittorico: credo che attraverso la pittura troverò la risposta a ogni domanda. È un pensiero che ho formulato anni fa e che rimane tuttora attuale.»

K. Kulpa - The space to grow II
K. Kulpa - The space to grow II

3. Ha presentato due opere astratte. Può dirci qualcosa di più sulla loro genesi?

«Ho presentato due opere astratte perché l'astrazione è la mia forma naturale di espressione da molti anni. Questi dipinti sono stati creati appositamente per questa mostra. Volevo davvero racchiudere il mio linguaggio pittorico in un formato così piccolo, dato che dipingo principalmente su grandi tele, spesso polittici composti da superfici di due metri. Ho intitolato queste due opere "Space to Grow 1 e 2": parlano di uno spazio indefinito, affinché ogni spettatore possa interpretarlo a modo proprio. Naturalmente, i mezzi espressivi sono i colori e le strutture. Nel primo dipinto il protagonista è il rosso, nel secondo il blu; sono colori agli estremi opposti dell'interpretazione. Questa ambiguità mi affascina. Il rosso, per molti, simboleggia l'amore, la vita, il sangue che pulsa, la gioia o il tramonto, ma anche il sangue versato e la morte. Allo stesso modo il blu: da un lato c'è il sacro blu storico di Fra Angelico con il lapis lazzuli, associato alla spiritualità, dall'altro è spesso percepito come il colore della tristezza — basti pensare al "Blue Monday". Anche il bianco è simbolo di innocenza in Occidente, ma di lutto nelle culture orientali. Questi dipinti sono anche una reminiscenza del mio viaggio in Italia dell'anno scorso: un racconto su QUELLA LUCE, perché la luce è la cosa più importante per un pittore.»

4.  Quanto è importante la scelta dei colori e della tecnica?

«Tutto inizia con il COLORE; la tecnica serve a renderlo più risonante, a evitare che perda la sua luce interiore. Ma la tecnica è anche portatrice di messaggi. Sono appassionata di tecnologie pittoriche. In queste opere ho combinato i "multiversi" della pittura: dai pigmenti secchi — i più tradizionali, usati fin dalle pitture rupestri — all'inchiostro come simbolo della cultura orientale, fino ai colori acrilici e ai leganti, che sono il medium della modernità. Questi mondi tecnologici si fondono sulla tela creando un unico tessuto pittorico. È un modo simbolico per dire che la pittura esiste dall'inizio dell'umanità e continuerà a esistere.»

5. A cosa sta lavorando ultimamente?

«A un'altra serie di dipinti. Lavoro per serie da anni. Sono opere astratte su larga scala. Mi sto preparando per una mostra personale a metà marzo a Breslavia (Wrocław), dove presenterò nuovi lavori accostati a quelli precedenti. Dipingo in modo che ogni serie fluisca naturalmente dalla precedente. Amo le mostre e la tensione che generano, ma la cosa più importante per me resta il processo: andare avanti e, spero, CRESCERE.»


Olympus Arts Awards: interview with Katarzyna Kulpa

On February 13th, the prestigious setting of Milan's Museum of Art and Science will host the Olympus Arts Awards ceremony, an international event. Among the 30 winning artists is Katarzyna Kulpa, recognized for her ability to transform abstraction into profound existential exploration.

1. What was your first job? Do you consider it the experience that made you realize you wanted to become a painter?

«It is difficult to pinpoint exactly, but even as a child, I was constantly drawing. My favorite cartoon was "The Magic Pencil," the story of a boy whose drawings came to life or transformed into real objects. I still keep my childhood book among my family keepsakes; back then, I decided to "improve" it by adding my own illustrations. I was probably 4 or 5 years old and I must have been ill, because on the pages of that book, I drew a row of nurses with a pen, each holding a huge syringe. Even then, I was seeking salvation in creativity. Then came the art classes at the community center, the Art High School, the Academy of Fine Arts, working at the university, art therapy projects, and my doctorate. But above all else, creativity has always remained.»

2. Where do you draw inspiration for your work?

«EVERYTHING is inspiration. When I am not painting, I am talking about painting, teaching painting, or looking at paintings. I love traveling, but my greatest source of inspiration comes from life experiences and interactions with people. What I do not understand rationally begins to become clear through the act of painting. This brings me close to my painting credo: I believe that through painting, I will find the answer to every question. It is a thought I formulated years ago, and it remains relevant today.»

3. You submitted two abstract works. Can you tell us more about their genesis?

«I submitted two abstract works because abstraction has been my natural form of expression for many years. These paintings were created specifically for this exhibition. I truly wanted to encapsulate my painterly language within such a small format, as I primarily paint on large canvases, often polyptychs consisting of two-meter surfaces. I titled these two works "Space to Grow 1 and 2": they speak of an undefined space, allowing each viewer to interpret it in their own way. Naturally, the means of expression are colors and structures. In the first painting, the protagonist is red; in the second, blue. These are colors at opposite ends of interpretation, and this ambiguity fascinates me. For many, red symbolizes love, life, pulsating blood, joy, or the sunset, but also spilled blood and death. Similarly, blue: on one hand, there is the historical sacred blue of Fra Angelico with lapis lazuli, associated with spirituality; on the other, it is often perceived as the color of sadness—just think of "Blue Monday." Even white is a symbol of innocence in the West, yet represents mourning in Eastern cultures. These paintings are also a reminiscence of my trip to Italy last year: a story about THAT LIGHT, because light is the most important thing for a painter.»

4. How important is the choice of colors and technique?

«Everything begins with COLOR; technique serves to make it more resonant, to prevent it from losing its inner light. But technique is also a carrier of messages. I am passionate about painting technologies. In these works, I have combined the "multiverses" of painting: from dry pigments—the most traditional, used since cave paintings—to ink as a symbol of Eastern culture, and finally acrylic paints and binders, which are the medium of modernity. These technological worlds merge on the canvas, creating a single pictorial fabric. It is a symbolic way of saying that painting has existed since the beginning of humanity and will continue to exist.»

5. What are you working on lately?

«Another series of paintings. I have been working in series for years. These are large-scale abstract works. I am preparing for a solo exhibition in mid-March in Wrocław, where I will present new works juxtaposed with earlier ones. I paint in such a way that each series flows naturally from the previous one. I love exhibitions and the tension they generate, but the most important thing for me remains the process: moving forward and, I hope, GROWING.»

Save the Date: > Cerimonia Olympus Arts Awards > 13 Febbraio ore 17:30 – Museo d'Arte e Scienza, Milano > Via Quintino Sella n.4, Milano   

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