Intervista all'artista Mauro Marconetti, tra i protagonisti dell'evento "Italy calls the World"
di Ilaria Rippa
In occasione della Mostra Internazionale "Italy calls the world" che si svolgerà a New York dal 21 giugno presso la Fridman Gallery, abbiamo avuto il piacere di intervistare Mauro Marconetti tra gli artisti selezionati per questo evento in videoesposizione.

1. Ciao Mauro, come nasce il tuo percorso artistico? Ti andrebbe di raccontarci la storia della tua arte?
Il mio percorso artistico nasce in modo autonomo dal profondo sentimento di passione che nutro per il mondo dell'arte in tutte le sue forme espressive. Credo che, al di là delle regole e delle convenzioni, l'arte abbia il potere di comunicare con un linguaggio universale, lasciando a ciascun osservatore la libertà di interpretazione. Attualmente, il mio linguaggio artistico è in costante sperimentazione ed evoluzione. Non concepisco l'arte come risultato definitivo, ma come flusso di idee libere, capaci di stimolare le persone a riconoscere e attribuire valore in base alla propria sensibilità e percezione.
2. I tuoi paesaggi urbani, caratterizzati da pennellate decise, stratificate e da un uso vibrante della spatola, creano un tratto distintivo materico e dinamico. Come si è evoluto il tuo stile dagli esordi a oggi? E qual è stato il percorso per "conquistare" questa cifra stilistica?
Il mio linguaggio pittorico si è evoluto nel tempo, attraversando diverse fasi sempre legate alla rappresentazione del paesaggio, sia naturale sia urbano. Dalle prime opere, più figurative e caratterizzate da un contatto diretto con la realtà osservata, sono progressivamente approdato a una visione più libera e sperimentale, in cui la forma e il colore diventano strumenti di espressione autonoma.

3. "Giochi di luci urbane", "Luci e riflessi" e "Alter ego urbano", le tre opere che saranno in esposizione alla Fridman Gallery a New York in occasione di "Italy calls the World!". Ti andrebbe di raccontarci una curiosità in merito ad ognuna?
Le tre opere nascono da tre visioni differenti di una stessa tematica urbana. Le città che abitiamo sono in continua evoluzione, un'evoluzione che procede con ritmi sempre più rapidi, tanto da proiettare il nostro immaginario verso un futuro radicalmente trasformato.Pur distinguendosi tra loro per tratti, forme e cromie, considero queste opere come parti di un unico percorso: una trasformazione urbanistica che diventa anche metafora della vita stessa. Nelle composizioni, linee dinamiche, colori vivaci e geometrie fuori dagli schemi danno forma a un universo in costante mutamento, dove l'energia del cambiamento si intreccia con la dimensione emotiva e visionaria del futuro.

4. I paesaggi urbani e gli skyline che ritrai sono sempre reali, frutto dei tuoi viaggi, o anche frutto della tua immaginazione?
Le mie rappresentazioni pittoriche sono il frutto di un percorso che si è evoluto nel tempo passando da paesaggi reali a rappresentazioni immaginarie frutto della mia fantasia.
5. Cosa rappresenta per te, esporre le tue opere, in una metropoli come New York?
New York è un crocevia di culture, idee e linguaggi visivi. Esibire le mie opere a New York significa non solo farle vedere a un pubblico internazionale, ma anche metterle alla prova in un contesto in cui l'arte è ovunque. È una sfida che mi spinge a evolvere ulteriormente e a riflettere sul valore universale del mio lavoro.