Il mistero del Salvator Mundi e la svolta dell’A.I.: per l’algoritmo Luminari l’opera non è di Leonardo Da Vinci
di La redazione
Nuovi test condotti dal ricercatore brasiliano Átila Soares sul dipinto più costoso della storia rivelano un'attribuzione all'allievo milanese Giovanni Antonio Boltraffio (81%), con un intervento diretto del Genio del Rinascimento.

L'enigma che circonda il Salvator Mundi, l'opera d'arte più cara e controversa della storia, si arricchisce di un nuovo affascinante capitolo. A gettare luce sulle origini del dipinto — acquistato nel 2017 dal principe saudita Mohammed bin Salman per 450 milioni di dollari e oggi presumibilmente custodito in un caveau a Ginevra in attesa dell'esposizione al futuro Louvre-Riad — è lo sguardo freddo e imparziale degli algoritmi di Intelligenza Artificiale.
A condurre l'esperimento è il ricercatore, esperto d'arte e autore brasiliano Átila Soares da Costa Filho, figura di riferimento internazionale e membro del Consiglio Scientifico di prestigiosi enti quali la Mona Lisa Foundation di Zurigo, la Fondazione Leonardo da Vinci di Milano e la rivista accademica Conservation Science in Cultural Heritage (edita da Gangemi Editore e dall'Università di Bologna).
La tecnologia "Luminari": oltre la percezione umana
Il dipinto è stato analizzato attraverso Luminari, un software sperimentale basato su reti neurali convoluzionali ideato dallo stesso Soares. La tecnologia è stata addestrata per individuare compatibilità incrociate tra i dati estratti dal modus operandi complessivo dei grandi maestri del passato.
Uno dei contributi più innovativi di Luminari sta nel superamento di uno dei più grandi ostacoli della connoisseurship digitale: l'analisi degli artisti poco prolifici. Se pittori come Picasso contano fino a 50.000 opere, Leonardo da Vinci ne ha soltanto 15 universalmente riconosciute. Grazie a un bilanciamento "intelligente" del dataset e a una formula protetta da proprietà intellettuale, il sistema è in grado di elaborare valutazioni attendibili anche in presenza di un numero ridotto di campioni.
I principi metodologici di questa tecnologia applicata al mondo dell'arte, presentati nel maggio 2025 a Brescia durante l'evento DOMINUS MUNDI, hanno già superato la severa valutazione peer-review del mondo accademico internazionale.
Una ricostruzione "intelligente" prima dei restauri
Per evitare qualsiasi alterazione o condizionamento dovuto agli interventi conservativi successivi, i test sul Salvator Mundi hanno utilizzato una nuova generazione di token interni e un modello da oltre 10 miliardi di parametri.
L'Intelligenza Artificiale ha così ricreato una "ricostruzione intelligente" dello stato originario della tavola, com'era prima dei restauri condotti tra il 2007 e il 2013 dalla restauratrice Dianne Modestini. Un'analisi integrativa con un software tedesco di ultima generazione ha confermato una forte compatibilità fisionomica tra l'opera originaria "in natura" e il risultato finale del restauro.

L'esito dei test
I risultati sull'autorialità eseguiti sul dipinto hanno evidenziato una probabilità dell'81% a favore dell'attribuzione a Giovanni Antonio Boltraffio (1466/67–1516), uno dei discepoli più talentuosi e attivi della bottega milanese di Leonardo. Considerando che nel settore dell'expertise scientifica un indice del 75% è ritenuto sufficiente per dichiarare l'autenticità di un'opera, il dato appare di straordinaria rilevanza.
Ma la vera sorpresa risiede in un secondo dettaglio emerso dalle analisi: la funzione dell'algoritmo che ordina i potenziali co-autori o maestri d'influenza della stessa scuola ha posizionato il nome di Leonardo da Vinci subito dopo quello di Boltraffio. L'A.I. suggerisce quindi che il Salvator Mundi sia stato realizzato da Boltraffio sotto la stretta supervisione e con un contributo pittorico diretto del Maestro fiorentino.
L'intelligenza artificiale può sostiture l'uomo?
Nonostante la portata rivoluzionaria dei dati, Átila Soares invita alla cautela e alla moderazione:
«Ritengo che tutto ciò che riguarda il lavoro con l'I.A., pur molto rilevante, debba essere inserito nel giusto contesto. Non si tratta di un verdetto assoluto, ma di uno strumento da affiancare alle tradizionali metodologie per avvicinarci alla verità con la massima imparzialità. L'I.A. possiede un modus pensandi capace di cogliere livelli cognitivi che vanno oltre la limitata percezione umana.»
La scienza dell'arte compie così un nuovo passo avanti: tra algoritmi, retinature digitali e intuizione storica, il confine tra la mano del Maestro e quella del suo allievo prediletto si fa sempre più nitido.