Identità e metamorfosi: Michela Goretti si racconta tra New York e progetti futuri
di Ilaria Rippa
In occasione della Mostra Internazionale "Italy calls the world" che si svolgerà a New York dal 21 giugno presso la Fridman Gallery, abbiamo avuto il piacere di intervistare Michela Goretti, tra gli artisti selezionati per questo evento.

1. Ciao Michela, tu sei diplomata in Fotografia e Arti Visive ed oltre alla tua attività professionale che si sviluppa nel campo della fotografia commerciale, hai dato vita ad una produzione artistica. Come e quando nasce questa esigenza?
L'esigenza di affiancare alla mia attività professionale una ricerca artistica personale è nata in modo naturale, come un bisogno di espressione più intimo e libero dalle regole e dagli obiettivi del lavoro su commissione. Nel mio percorso nel campo della fotografia commerciale ho acquisito molta tecnica e disciplina, ma sentivo il desiderio di esplorare contenuti più legati alla mia sfera emotiva e al mio modo di osservare il mondo.
Questo bisogno si è manifestato alcuni anni fa, quando ho cominciato a percepire la fotografia non solo come uno strumento di comunicazione visiva, ma come un mezzo di introspezione e racconto personale. Da lì è nata la mia produzione artistica: un territorio in cui posso sperimentare linguaggi, materiali e tempi diversi, seguendo un'urgenza più autentica e personale.
2) Identità, fragilità e trasformazione sono temi che indaghi attraverso le tue opere. Quanto sono centrali in "Butterfly Wings", fotografia scelta in occasione della tua partecipazione all'esposizione collettiva "Italy calls the World!" presso la Fridman Gallery a New York?
In Butterfly Wings questi tre temi sono assolutamente centrali e si intrecciano in modo indissolubile. L'opera nasce dal desiderio di raccontare il momento delicato in cui qualcosa di fragile trova la forza di trasformarsi. La farfalla diventa una metafora evidente, ma anche ambivalente: è simbolo di leggerezza e bellezza, ma porta con sé la memoria della crisalide, della fatica e della vulnerabilità del passaggio.
L'identità, in questo contesto, non è mai qualcosa di stabile o definitivo: è un processo continuo di metamorfosi, dove la fragilità non è un limite ma la condizione stessa del cambiamento. Butterfly Wings vuole suggerire proprio questo — la possibilità di rinascere, di reinventarsi e accettare la propria impermanenza come forma di forza vitale.
3) L'opera di cui parliamo, rappresenta la silhouette di una donna di spalle che sembra dissolversi in un' esplosione di particelle colorate. Come hai realizzato questo effetto di dispersione?
L'effetto di dispersione nasce dall'unione di due momenti distinti: uno fotografico e uno di elaborazione digitale. Il risultato è una dissolvenza che non sembra artificiale, ma organica: la figura non scompare, si trasforma. È proprio quel passaggio — il confine in cui il corpo diventa materia e poi colore — che mi interessava raccontare.
4) Quale ruolo deve avere, secondo te, l'arte oggi? E quale messaggio cerchi di comunicare, con le tue opere?
Credo che oggi l'arte debba essere prima di tutto uno spazio di consapevolezza: un linguaggio capace di mettere in discussione abitudini, percezioni e identità. In un tempo in cui tutto scorre velocemente e le immagini ci attraversano senza lasciare traccia, l'arte ha il compito di rallentare lo sguardo, di restituire profondità all'esperienza, di farci incontrare di nuovo con ciò che è autentico.
Nel mio lavoro cerco di comunicare proprio questo: la necessità di accogliere la complessità, la fragilità e la continua trasformazione che ci definiscono come esseri umani. Ogni opera è un tentativo di dare forma visiva a quell'istante sospeso tra presenza e dissoluzione — un invito a riconoscere la bellezza che risiede anche nei momenti di passaggio e vulnerabilità.
5) Progetti artistici futuri?
Sto lavorando a un nuovo progetto che approfondisce il tema della memoria corporea e del rapporto tra identità e tempo. L'idea è esplorare come i gesti, le posture e le tracce fisiche diventino linguaggi che raccontano chi siamo, anche oltre le parole. Il progetto unirà fotografia, video e installazione, con un approccio più immersivo rispetto ai lavori precedenti. Mi interessa creare un dialogo diretto tra il corpo e lo spazio — un percorso in cui lo spettatore possa percepire la trasformazione non solo come immagine ma come esperienza sensoriale.
Parallelamente sto sviluppando una serie di opere su carta dove sperimento tecniche miste e interventi manuali, per riportare dentro la materia quella componente tattile e imperfetta che, in fondo, accompagna tutta la mia ricerca.