Intervista all'artista Francesca Dei, tra i protagonisti dell'evento "Italy calls the World"

03.05.2026

di Francesca Callipari

In occasione della Mostra Internazionale "Italy calls the world" che si svolgerà a New York dal 21 giugno presso la Fridman Gallery, abbiamo avuto il piacere di intervistare Francesca Dei, tra gli artisti selezionati per questo evento.
Francesca Dei - Noir Dominion
Francesca Dei - Noir Dominion

1. Francesca, il tuo è un percorso di grande trasformazione: dopo anni trascorsi davanti all'obiettivo come fotomodella, hai scelto di dedicarti alla videoarte e alla pittura. In che modo queste esperienze hanno influenzato il tuo modo di percepire e interpretare la realtà, trasformandola in opera d'arte?

In primo luogo intendo ringraziare Francesca Callipari, critica d'arte e curatrice dell'evento che si terrà a New York, per questa intervista e per il prezioso lavoro curatoriale.

Ho svolto il mio percorso fotografico dal 2017 al 2021, durante il quale ho approfondito in modo consapevole l'immagine, la luce e il linguaggio dello sguardo e del corpo. Stare davanti all'obiettivo mi ha resa consapevole di come ogni dettaglio contribuisca a costruire un significato all'interno della composizione, ma anche di come la realtà possa essere interpretata in modi diversi a seconda del punto di vista.

Queste esperienze hanno plasmato il mio modo di percepire la realtà, che oggi considero un punto di partenza da trasformare in una visione personale. La fotografia ha inoltre affinato il mio sguardo compositivo e il dialogo tra istinto e controllo del processo creativo, influenzando naturalmente la mia pratica artistica, che resta trasversale e libera da un solo e unico linguaggio, pur mantenendo elementi ricorrenti come l'uso del colore oro, gli animali selvaggi e le tonalità forti, strumenti espressivi della mia ricerca.

2. Ora approderai a New York con l'evento "Italy calls the World". Cosa significa per te portare la tua visione nella metropoli che è, per antonomasia, il centro globale delle tendenze e del mercato?

Sono felice di portare la mia visione a New York, soprattutto in un contesto come "Italy calls the World". È una città dinamica che vive di contaminazione e cambiamento costante e che rappresenta, per me, un'occasione significativa per mettere la mia ricerca in dialogo con una dimensione stimolante e di respiro internazionale, aprendola a nuove letture e sensibilità.

3. Parliamo dell'opera che esponi alla Fridman Gallery. Un imponente cavallo nero si staglia contro un cielo tempestoso squarciato da un'intensa luce dorata. Che tipo di 'tempesta interiore' o "momento di verità" hai cercato di fermare nel tempo con questa immagine, e quanto è importante l'uso di una palette cromatica così carica e materica per trasmettere questa tensione?

In Noir Dominion ho voluto catturare un momento di energia e trasformazione, in cui la potenza del cavallo nero diventa simbolo di forza istintiva e primordiale che tende, in modo naturale, verso l'elevazione.

La luce dorata che attraversa la scena esalta questa energia rivelatrice, aprendo lo spazio e amplificando la presenza del soggetto. L'uso di una palette cromatica intensa e materica è per me fondamentale: rappresenta vibrazione, materia viva, capace di trasmettere carica vitale e di trasformarla in un'esperienza che si attiva nello sguardo di chi osserva.

Dal mio punto di vista, quest'opera nasce anche dalla volontà di dare forma visibile a una forza interiore fatta di istinto e consapevolezza. Non è soltanto una rappresentazione della potenza, ma un invito a riconoscere e attivare quella stessa energia vitale dentro di sé. Il messaggio che desidero trasmettere è proprio questo, ossia la possibilità di entrare in contatto con la propria natura più autentica e trasformarla in presenza, equilibrio e libertà espressiva.

4. Guardando al futuro c'è un materiale o un nuovo linguaggio espressivo che ti affascina e che vorresti integrare nella tua ricerca per spingerti ancora oltre i confini del visibile?

Per natura mi piace esplorare temi, scenari e linguaggi diversi; sento il desiderio di non fossilizzarmi mai su una sola direzione. Accanto alla tematica ricorrente degli animali selvaggi, che resta una presenza importante nel mio immaginario, sto lasciando emergere nuove possibilità espressive in modo libero e intuitivo. Preferisco comunque lasciare che le idee si sedimentino e si trasformino nel tempo, senza forzarle in definizioni premature: più che anticipare, considero rilevante seguire questa evoluzione e permettere che prenda forma in modo naturale.

In questo momento, ad esempio, sto lavorando anche su un nudo femminile, che rappresenta un ulteriore campo di ricerca legato alla forma, alla presenza e all'essenza del corpo, esaltandone la finezza e la grazia.

5. Se dovessi descrivere la tua arte con tre parole, quali sceglieresti?

Definirei la mia arte istintiva, vivace ed emozionale.

Istintiva, sia per il modo in cui nascono le idee e prendono forma sulla tela, sia per ciò che desidero trasmettere: seguire il proprio io interiore, imparare ad ascoltarlo e avere il desiderio di metterlo al primo posto.

Vivace, perché amo i colori intensi e i contrasti decisi; è la stessa vivacità con cui esprimo la vitalità interiore.

Emozionale, perché ogni opera porta con sé un universo emotivo diverso. Nel caso degli animali selvaggi, questi rappresentano la parte più primordiale di ognuno di noi, quella forza autentica che ci spinge a essere davvero noi stessi, al di là di ogni condizionamento.



Grazie! Vi invitiamo a seguire l'artista in questo prossimo evento a New York e attraverso il suo sito.


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