Dalla Resilienza alla Tela: intervista a Nadia Bussacchini

27.04.2026

di Ilaria Rippa

In occasione della Mostra Internazionale "Italy calls the world" che si svolgerà a New York dal 21 giugno presso la Fridman Gallery, abbiamo avuto il piacere di intervistare Nadia Bussacchini, tra gli artisti selezionati per questo evento. 
Nadia Bussacchini - Serenity
Nadia Bussacchini - Serenity

1. Ciao Nadia, "Serenity" è il titolo dell'opera che porterai in mostra a New York. Una visione thalassica, il volto di una donna in un dialogo armonioso e naturale con l'ambiente marino. Ti andrebbe di raccontarci com'è nato questo dipinto e di svelare l'identità della donna raffigurata? 

Molte delle mie opere sono storie, piccole finestre su quel mondo complesso che è la vita quotidiana. "Serenity" è nata quasi per caso… La vita ci porta momenti difficili, ma anche momenti di luce. Quest'opera è apparsa da un pezzo di carbone che avevo tra le mani proprio in uno di quei momenti di positività.

Il volto è il mio volto… quello di una donna che cerca di vedere la bellezza intorno a sé, che non vuole più soffrire per ciò che la vita non le ha dato. È una donna che ha imparato a non confondere, come faceva da giovane, la felicità con la serenità… e che oggi sceglie la serenità come forma più profonda di equilibrio.

2. Come definiresti la scelta dei colori nelle tue opere? Impulsiva o riflessiva, come avviene?

I colori nelle mie opere sono quasi sempre pensati e costruiti con il tempo. Dedico molto spazio alla riflessione, cercando di suscitare emozioni non solo attraverso le forme, ma anche attraverso il colore.

Nel caso di "Serenity", però, è stato diverso: i colori e le forme sono apparsi spontaneamente sulla tela, quasi senza che me ne rendessi conto. E poco a poco mi trasmettevano proprio quella sensazione di serenità che ha poi dato il titolo all'opera.

3. L'arte ha sempre fatto parte della tua vita? Come hai intrapreso questa strada?

Sono nata in una famiglia italiana dove l'arte è sempre stata presente. Mio fratello è un artista straordinario e questo mi ha aiutata, ma allo stesso tempo mi ha fatto sentire, per molto tempo, di non poter essere alla sua altezza.

È stato quando sono arrivata negli Stati Uniti che tutto è cambiato. La vita mi ha trasformata profondamente e la pittura è diventata la mia voce: parole, grida, lacrime e sorrisi che non riuscivano ad uscire. In un certo senso, l'arte ha salvato la mia mente… ne sono profondamente convinta.

4. Hai avuto una formazione accademica o sei autodidatta?

Ho seguito corsi con diversi maestri, ma il momento più significativo è stato quando ho studiato più profondamente con un artista con cui condivido la passione per le tecniche antiche. Mi ha aiutata a portare fuori ciò che avevo dentro, affinando la mia tecnica e la mia espressione.

Posso dire di essere in parte autodidatta, perché non ho una formazione accademica tradizionale, ma il mio percorso è stato costruito con esperienza, studio e ricerca personale.

5. Se potessi conoscere un artista del passato, chi ti piacerebbe incontrare?

Sceglierei Rembrandt. La sua capacità di lavorare con la luce e l'ombra è di una profondità incredibile. Mi sento vicina a lui anche per l'uso del proprio volto nelle opere… come se raccontasse la sua vita, le sue difficoltà, le sue emozioni. Nonostante le avversità, ha continuato a dipingere fino alla fine. Credo che per lui la pittura fosse una forma di salvezza… proprio come lo è per me.


Grazie! Vi invitiamo a seguire l'artista in questo prossimo evento a New York e attraverso il suo sito.

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