Da Parma a Manhattan: il viaggio cromatico di Marina Fainardi

31.05.2026

di Francesca Callipari

In occasione della Mostra Internazionale "Italy calls the world" che si svolgerà a New York dal 21 giugno presso la Fridman Gallery, abbiamo avuto il piacere di intervistare Marina Fainardi, tra gli artisti selezionati per questo evento in videoesposizione.
Lacrime e sangue
Lacrime e sangue

1. Per iniziare racconta ai nostri lettori quando hai scoperto la tua passione e come hai capito che era per te un vero e proprio bisogno dell'anima?

La mia passione per l'arte è nata molto presto, quando avevo solo 5 anni e il mio primo approccio creativo è stato un vero e proprio murales realizzato sulla parete che mio padre aveva appena finito di imbiancare in occasione del trasloco nella nostra casa nuova. Sebbene quella mia prima "performance" non fu propriamente compresa dai miei genitori, quel momento segnò l'inizio di un percorso che non avrei mai abbandonato, evolvendo dal disegno alla pittura fino alla scultura.

Ho capito che per me l'arte era un vero e proprio bisogno dell'anima perché ho iniziato a sentire la necessità di rifugiarmi nel mio mondo pittorico ogni volta che avevo un momento libero. Questa urgenza interiore mi ha accompagnata costantemente nel tempo diventando una parte integrante del mio essere e portandomi a coronare il sogno di aprire il mio studio artistico nel cuore di Parma.

L'entroterra dei miei occhi
L'entroterra dei miei occhi


2. In questa mostra a New York, esporrai le tue opere in maniera digitale nel maxischermo della galleria, cosa rappresenta per te questa possibilità e quali emozioni stai provando?

Esporre le mie opere in formato digitale sul maxischermo della Fridman Gallery di N.Y. rappresenta per me un'evoluzione del mio percorso artistico. Sebbene la mia arte sia prevalentemente figurativa e legata a tecniche materiche come l'uso della foglia d'oro (che per me rappresenta luce e la vita stessa) trovo entusiasmante vederla tradotta in un linguaggio digitale che permette alle mie opere di "viaggiare oltreoceano" in un istante, annullando le distanze e rendendo l'arte un vero linguaggio universale capace di connettere mondi diversi.


3. Il titolo dell'evento, "Italy Calls the World", evoca un ponte culturale necessario. Cosa ti ha spinto ad aderire a questo progetto e quale aspetto di questo progetto senti più vicino alla tua ricerca?

Il titolo "Italy calls the world" risuona profondamente con il mio percorso. Ho visitato la "grande mela" molti anni fa e ne ero rimasta affascinata. Questa mostra rappresenta l'opportunità di trasportare la mia arte in quella metropoli trasformando il desiderio in realtà concreta. Ricerco sempre nuovi stimoli e vedo in questa iniziativa un'occasione per la mia storia artistica.


4. New York è una città che non si ferma mai. Cosa pensi che il pubblico newyorkese possa trovare di "necessario" o rigenerante nella tua arte?

Credo che il pubblico possa trovare nella mia arte una forma di "pausa necessaria" e un ritorno all'essenziale attraverso la luce e l'emozione umana, trovare nelle mie tele un rifugio pittorico dove fermarsi e riconnettersi con il proprio io interiore.

In sintesi, spero che il pubblico newyorkese apprezzi il mio lavoro non solo per la tecnica ma per la capacità di offrire un momento di luce e introspezione in un mondo che spesso corre troppo veloce.


Bronx
Bronx

5. Parlaci delle tue opere selezionate per questo evento e di ciò che vorresti trasmettere attraverso di esse.

Il 1° dipinto "L'entroterra dei miei occhi" ritrae una donna il cui sguardo funge da soglia per una narrazione silenziosa. I suoi occhi racchiudono ricordi segreti e l'esperienza di una vita intera. In quest'opera l'inserimento di macchie d'oro non è puramente decorativo ma rappresenta la luce e la linfa vitale che attraversa l'esistenza della protagonista. L'oro evoca una dimensione di immutabilità e sacralità sottolineando la bellezza intrinseca dell'anima.

Il 2°dipinto "Lacrime e sangue" è una testimonianza diretta su una piaga contemporanea: la violenza fisica contro le donne. Ho portato questo quadro in diverse esposizioni perché credo fermamente che l'arte debba farsi carico di tematiche delicate trasformando il dolore in un grido di consapevolezza. Attraverso questa figura cerco di dare voce a chi spesso non ne ha, stimolando una riflessione profonda nel pubblico internazionale.

Il 3° dipinto "Bronx"  è un omaggio a N.Y.. Nasce da un ricordo personale, uno scatto fotografico fatto anni fa proprio tra le strade di New York. Raffigura un uomo con un mantello, che con un sorriso improvviso mi raccontò della sua musica suonata con il sax nei bassifondi della città. Con questa opera voglio restituire alla metropoli l'ispirazione che mi ha donato celebrando l'anima vibrante e umana che si nasconde dietro la sua facciata frenetica.


Grazie! Vi invitiamo a seguire l'artista in questo evento e sui social...

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