Il Retablo dei Beneficiati: un enigmatico capolavoro del Rinascimento a Cagliari

21.02.2021

di Roberta Carboni

Da sempre i luoghi di culto racchiudono tesori d'arte di grande bellezza che raccontano in un percorso iconografico ricco di contenuti figurativi e simbolici la storia dell'epoca e degli artisti che li hanno prodotti. E' il caso di una tra le opere pittoriche più belle ed enigmatiche di Cagliari, il cosiddetto Retablo dei Beneficiati, custodito all'interno del Museo Diocesano adiacente alla Cattedrale. 

Con i suoi 2,5 metri di altezza per 2,15 metri di larghezza, questa grande pala d'altare conquista uno spazio privilegiato all'interno della Sala del Tesoro, conquistando immediatamente l'attenzione del visitatore che ha la fortuna di accedere in questa piccola ma suggestiva stanza. Il retablo, inoltre, condivide questo spazio con altre opere importantissime come il famoso Trittico di Clemente VII. Con il termine spagnolo "retablo" si intende una pala d'altare formata da più scomparti lignei tenuti insieme per mezzo di cerniere e racchiusi all'interno di una grande cornice architettonica. Il nome deriva dalla sua funzione liturgica, o meglio, dalla sua posizione in relazione alle funzioni liturgiche, che lo voleva posizionato dietro la mensa dell'altare (retro tabula altaris, in latino).

Grazie ai rapporti commerciali tra l'Aragona e le Fiandre, lo stile pittorico e la composizione dei retabli si arricchirono di spunti iconografici nuovi, che contribuirono a definire una struttura precisa e duratura, che - proprio attraverso la dominazione catalana della Sardegna - si diffuse in tutta l'isola, portando avanti mode, usanze e tradizioni sempre più cosmopolite. Inizialmente i principali committenti di questi grandi dipinti erano le varie Diocesi, ma con l'avvento degli ordini religiosi - in particolare Francescani e Domenicani - le richieste si moltiplicarono. A queste si aggiunsero, nel corso del XV e XVI secolo, anche quelle delle confraternite, delle corporazioni d'arti e mestieri (in Sardegna chiamate "gremi"), dei ricchi mercanti e delle famiglie blasonate, al punto che il retablo divenne un manufatto di gran moda attraverso il quale comunicare il proprio prestigio e il proprio ruolo sociale. In Sardegna, soprattutto tra la fine del Quattrocento e nel corso del Cinquecento, si diffuse una tipologia specifica di retablo, detta "a doppio trittico", che ne configurava per eccellenza la variante sardo-catalana.

Il Retablo dei Beneficiati appartiene proprio a questa tipologia. Raffigura, al centro, la Madonna in trono col bambino fiancheggiata da due figure angeliche che tengono un drappo di stoffa; ai lati, lo scomparto a sinistra raffigura san Bartolomeo che ammonisce il demonio e quello a destra San Girolamo in preghiera; nel registro più alto, la Crocefissione in cui sono presenti il Cristo e i due ladroni è affiancata ai lati dall'Annunciazione suddivisa in due scomparti distinti.

Nel complesso l'opera si rivela di grande impatto scenografico, sebbene sia priva di buona parte delle cornici e non possieda delle dimensioni particolarmente imponenti rispetto ad altri esemplari. Osservando i diversi pannelli si coglie un grande realismo, sia nella resa dei personaggi, sia nella definizione sapiente degli spazi e del chiaroscuro che enfatizza i volumi e conferisce alle figure monumentalità ed eleganza senza appesantirne il registro comunicativo. Questa sapiente resa delle forme, indubbiamente opera di un grande pittore, coinvolge l'osservatore in un efficace scambio narrativo, di cui la pittura fiamminga è stata eccellente portavoce. Guardando il dipinto si è portati ad osservare le espressioni dei volti, i dettagli delle vesti, i gesti eloquenti e i particolari dello spazio scenico. I rimandi alla pittura rinascimentale dei grandi maestri dell'arte quattro-cinquecentesca sono notevoli: si colgono il plasticismo di Michelangelo, evidente nella resa anatomica e nella torsione muscolare dei nudi nella Crocefissione, ma anche la grazia di Raffaello, visibile nella ricercatezza delle pose del San Bartolomeo e della Madonna in trono e perfino la soave delicatezza di Leonardo nella resa sapiente dei paesaggi e nella dolce espressione degli angeli e della Vergine. Ma non solo: i fondi dorati tipici della pittura gotica lasciano il posto a spazi aperti ed architettonicamente definiti quali scalinate, ampi soffitti e finestre dalle quali si intravedono in prospettiva paesaggi urbani e campagne. Sebbene i riferimenti all'estetica rinascimentale siano molteplici, non conosciamo con certezza la datazione, attualmente fissata tra il 1527 e il 1550 circa, né l'attribuzione certa. La sua posizione nella sacrestia dei Beneficiati (oggi Sala del Tesoro), il cui stemma è scolpito nelle gemme pendule delle bellissime volte a crociera dell'aula, ci porta ad ipotizzare la commissione o la futura acquisizione da parte di questi ultimi. Ma la storia di quest'opera, tuttavia, sembra ancora tutta da scrivere.

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