Intervista a Clare Schouten, una delle protagoniste dell'evento "Italy calls the World".
di Francesca Callipari
In occasione della Mostra Internazionale "Italy calls the world" che si svolgerà a New York dal 21 giugno presso la Fridman Gallery, abbiamo avuto il piacere di intervistare Clare Schouten tra gli artisti selezionati per questo evento in videoesposizione.

1. Per iniziare, racconta ai nostri lettori quando hai scoperto la tua passione e come hai capito che si trattava di un vero e proprio bisogno spirituale?
Da bambina mi è sempre piaciuto dipingere e sono stata naturalmente attratta dalla creatività fin dalla tenera età. Tuttavia, è stato durante un periodo particolarmente difficile della mia vita che la pittura è diventata molto più di un semplice hobby. In quel momento mia madre mi ha introdotto alla pittura e mi ha insegnato tutto ciò che sapeva. Grazie al suo incoraggiamento, ho iniziato a dipingere regolarmente e ho scoperto che questo era un modo per esprimere me stessa e trovare un senso di pace e di scopo.
Con il passare degli anni, la mia passione per l'arte ha continuato a crescere. Solo più avanti nella vita ho deciso di frequentare l'accademia d'arte e di sviluppare le mie capacità in modo più formale. Attraverso quel percorso, mi sono resa conto che creare arte non era semplicemente qualcosa che mi piaceva fare: era qualcosa di cui avevo un profondo bisogno. La pittura mi dà appagamento, mi permette di connettermi con me stessa a un livello più profondo ed è diventata una parte essenziale di ciò che sono. È sia uno sfogo creativo che una necessità spirituale nella mia vita.
2. In questa mostra di New York, le tue opere saranno esposte digitalmente sul maxischermo della galleria. Cosa significa per te questa opportunità e quali emozioni stai provando?
Essere selezionata per esporre il mio lavoro digitalmente sul maxischermo della galleria è al tempo stesso emozionante e significativo. Si tratta di una splendida opportunità per presentare le mie opere a un pubblico molto più ampio e per condividere il mio percorso creativo con persone di culture e contesti differenti.
New York è una delle grandi capitali mondiali dell'arte, con una ricca storia di creatività e innovazione, quindi vedere il mio lavoro esposto lì è un vero onore. Mi offre la possibilità di far parte di una vivace comunità artistiche e di far vedere le mie opere in una città che ha ispirato così tanti artisti.
Anche che non potrò partecipare di persona alla mostra, non vedo l'ora di guardarla in video. Sebbene mi sarebbe piaciuto vivere l'evento in prima persona, poter vedere il mio lavoro esposto sul maxischermo della galleria e condiviso con visitatori provenienti da tutto il mondo sarà comunque incredibilmente speciale.
Sento un misto di emozione, gratitudine e orgoglio. Per chi, come me, è arrivata a una formazione artistica formale in un'età più avanzata, opportunità come questa sono particolarmente gratificanti. Sapere che il mio lavoro sarà esposto su una scala così grande in una città rinomata per la sua scena artistica è un'esperienza che mi rende umile e al contempo mi ispira, incoraggiandomi a continuare a crescere come artista.
3. Parlaci delle opere selezionate per questo evento e di cosa speri di trasmettere attraverso di esse:
Le opere selezionate per questo evento sono paesaggi astratti che esplorano la connessione tra natura, memoria ed emozione. Vedo il mondo naturale sia come uno specchio delle mie esperienze interiori sia come uno spazio di riflessione, proprio come una passeggiata attraverso una natura selvaggia può pacificare la mente e portare chiarezza. Piuttosto che ritrarre luoghi specifici, questi dipinti usano il paesaggio in modo metaforico per esprimere emozioni ed esperienze personali.
Il mio lavoro attinge a quella che chiamo la mia "banca della memoria", una raccolta di ricordi frammentari di luoghi che ho visitato nel corso degli anni. Mi interessa meno ricreare i dettagli esatti di un luogo e più catturare le sensazioni che quei luoghi hanno lasciato in me: un senso di calma, meraviglia, malinconia o introspezione. Ogni dipinto diventa una fusione stratificata di molti paesaggi e ricordi, che si fondono in riflessioni emotive profondamente personali e che, spero, possano risuonare universalmente.
Attraverso queste opere, spero di incoraggiare gli spettatori a connettersi con i propri ricordi e con le proprie risposte emotive alla natura. Sono, per molti versi, i miei ricordi e le mie emozioni custoditi sulla tela: momenti di riflessione trasformati in forma visiva. Soprattutto, questi dipinti nascono da un amore autentico per la pittura e da una profonda gratitudine per la possibilità di esprimere me stessa attraverso l'arte.
4. Se potessi incontrare un artista del passato e osservare il suo lavoro, chi ti piacerebbe incontrare?
Se potessi incontrare un artista del passato, sceglierei Vincent van Gogh. Ho sempre ammirato il suo lavoro, non solo per la sua bellezza ed emozione, ma anche per la straordinaria storia che vi risiede dietro.
Mi piacerebbe avere l'opportunità di chiedergli del suo processo creativo e di come approcciava i suoi dipinti. Sarei anche interessata a capire come la sua salute mentale abbia influenzato il suo lavoro e se la pittura gli sia servita come fonte di conforto o di espressione durante i periodi difficili della sua vita.
So che Van Gogh vendette pochissimi dipinti in vita, nonostante abbia creato alcune delle opere più celebri della storia dell'arte. Vorrei chiedergli se questa mancanza di riconoscimento gli abbia causato frustrazione e delusione, e se abbia mai dubitato di se stesso o pensato di arrendersi. La sua perseveranza nel continuare a creare, nonostante le sfide affrontate, è qualcosa che trovo sia d'ispirazione che commovente.
Incontrarlo offrirebbe un'affascinante panoramica nella mente di un artista il cui lavoro continua a toccare le persone in tutto il mondo a più di un secolo di distanza.
5. Se dovessi descrivere la tua arte in tre parole, quali sceglieresti?
Riflessiva: perché spero che il mio lavoro incoraggi gli spettatori a fermarsi, riflettere e trovare il proprio significato all'interno di ogni opera.
Spirituale: perché gran parte della mia ispirazione proviene da una connessione più profonda con le emozioni, la riflessione interiore e la ricerca di significato.
Espressiva: perché la pittura mi permette di comunicare sentimenti ed esperienze che spesso sono difficili da esprimere a parole.
EN
Interview with Clare Schouten, one of the protagonists of the event "Italy Calls the World"
On the occasion of the International Exhibition "Italy Calls the World," which will take place in New York from June 21st at the Fridman Gallery, we had the pleasure of interviewing Clare Schouten, one of the artists selected for the digital exhibition.

1. To begin, tell our readers when you discovered your passion and how you realized it was a true spiritual need?
I always enjoyed painting as a child and was naturally drawn to creativity from an early age. However, it was during a particularly difficult period in my life that painting became much more than a hobby. My mother introduced me to painting at that time and taught me everything she knew. Through her encouragement, I began painting regularly and discovered it as a way to express myself and find a sense of peace and purpose.
As the years went by, my passion for art continued to grow. It was only later in life that I decided to attend art college and develop my skills more formally. Through that journey, I realized that creating art was not simply something I enjoyed—it was something I truly needed. Painting brings me fulfillment, allows me to connect with myself on a deeper level, and has become an essential part of who I am. It is both a creative outlet and a spiritual necessity in my life.
2. In this New York exhibition, you will be displaying your works digitally on the gallery's giant screen. What does this opportunity mean to you, and what emotions are you experiencing?
Being selected to display my work digitally on the gallery's giant screen is both exciting and meaningful. It is a wonderful opportunity to present my artwork to a much larger audience and to share my creative journey with people from different backgrounds and cultures.
New York is one of the world's great art capitals, with a rich history of creativity and innovation, so having my work exhibited there is a real honor. It gives me the chance to be part of a vibrant artistic community and to have my work seen in a city that has inspired so many artists.
Although I won't be able to attend the exhibition in person, I am very much looking forward to watching it on video. While I would have loved to experience the event firsthand, being able to see my work displayed on the gallery's giant screen and shared with visitors from around the world will still be incredibly special.
I feel a mixture of excitement, gratitude, and pride. As someone who came to formal art education later in life, opportunities like this are especially rewarding. Knowing that my work will be displayed on such a large scale in a city renowned for its art scene is both humbling and inspiring, and it encourages me to continue growing as an artist.
3. Tell us about the works selected for this event and what you hope to convey through them:
The works selected for this event are abstract landscapes that explore the connection between nature, memory, and emotion. I see the natural world as both a mirror of my inner experiences and a space for reflection, much like how a walk through wild terrain can quiet the mind and bring clarity. Rather than depicting specific places, these paintings use the landscape metaphorically to express personal emotions and experiences.
My work draws from what I call my "memory bank"—a collection of fragmented recollections from places I have visited over the years. I am less interested in recreating the exact details of a location and more interested in capturing the feelings those places left behind: a sense of calm, wonder, melancholy, or introspection. Each painting becomes a layered amalgamation of many landscapes and memories, blending together into emotional reflections that are both deeply personal and, I hope, universally relatable.
Through these works, I hope to encourage viewers to connect with their own memories and emotional responses to nature. They are, in many ways, my memories and emotions preserved on canvas—moments of reflection transformed into visual form. Above all, these paintings are born from a genuine love of painting and a deep gratitude for being able to express myself through art.
4. If you could meet an artist from the past and observe their work, who would you like to meet?
If I could meet an artist from the past, I would choose Vincent van Gogh. I have always admired his work, not only for its beauty and emotion but also because of the remarkable story behind it.
I would love the opportunity to ask him about his creative process and how he approached his paintings. I would also be interested in learning how his mental health influenced his work and whether painting served as a source of comfort or expression during difficult times in his life.
I understand that Van Gogh sold very few paintings during his lifetime, despite creating some of the most celebrated works in art history. I would like to ask him whether this lack of recognition caused him frustration and disappointment, and whether he ever doubted himself or considered giving up. His perseverance in continuing to create, despite the challenges he faced, is something I find both inspiring and moving.
Meeting him would offer a fascinating insight into the mind of an artist whose work continues to touch people around the world more than a century later.

5. If you had to describe your art in three words, which ones would you choose?
Thought-Provoking because I hope my work encourages viewers to pause, reflect, and find their own meaning within each piece. Spiritual because much of my inspiration comes from a deeper connection to emotion, inner reflection, and the search for meaning. Expressive because painting allows me to communicate feelings and experiences that are often difficult to put into words.
Together, these three words capture both the intention behind my work and the experience I hope it creates for those who view it.