“Camminando tra le stelle”: l'universo visivo e spirituale della pittrice Alessandra Marcon
di Ilaria Rippa
In occasione della Mostra Internazionale "Italy calls the world" che si svolgerà a New York dal 21 giugno presso la Fridman Gallery, abbiamo avuto il piacere di intervistare Alessandra Marcon tra gli artisti selezionati per questo evento in videoesposizione.

1. Ciao Alessandra, come nasce il tuo percorso artistico? Ti andrebbe di raccontarci la tua storia come pittrice?
Ciao Ilaria. In realtà ho sempre disegnato, fin da quando ero bambina. E' la mia forma di espressione primaria. Sono fondamentalmente autodidatta. Ad un certo punto della mia vita ho scoperto l'acquerello, mi sono innamorata di questa forma leggera di creare, lasciando che sia l'acqua a guidare la formazione delle immagini.
Avevo bisogno però di imparare la tecnica in modo più approfondito per cui ho seguito dei corsi di formazione, prima con una pittrice della mia città, Elena Colombo, e poi con una pittrice ed illustratrice di Milano, Camilla Ippolita Donato. Entrambe mi hanno insegnato i fondamenti della tecnica ma soprattuto a cercare di lasciare che le immagini possano fluire sul foglio in libertà, senza il mio contollo.
2. In occasione dell'evento "Italy calls the World!" che si terrà a New York il prossimo giugno, porterai in mostra tre opere dal carattere evocativo e contraddistinte da un'atmosfera sospesa. Generalmente, da cosa sei ispirata nella creazione delle tue opere?
Quasi sempre disegno quello che vedo nella mia testa, possiamo chiamarle visioni, sogni, emozioni, simboli di quello che sto vivendo. Io vedo l'immagine nella mia testa e poi la sfida è riuscire a riportarla sulla carta.

3. "La Fenice" e "Donna sentiero di luce": entrambi gli acquerelli, vedono come protagonista una figura femminile dapprima in un contesto più tormentato, dominato dalla fenice, simbolo di resilienza, morte e resurrezione e successivamente in uno scenario calmante, quasi rasserenante. Le opere potrebbero essere intese come due stanze temporali dello stesso racconto?
Ogni opera ha una sua storia: per esempio "Donna sentiero di luce" è un po' il mio autoritratto. Io sono una sciamana e il mio nome-medicina è appunto Donna sentiero di luce. Mi è stato detto che il nome deriva dall'immagine di una donna che cammina e lascia dietro di sé una luce che illumina il cammino a chi le sta vicino. Io l'ho immaginata camminando tra le stelle.
La fenice, dipinta nel momento della sua gloriosa rinascita, invece deriva da un cammino di cambiamento che dura da qualche anno e sta arrivando ora alla sua conclusione. Tutte le volte che la vedo, sono felice e sollevata da quello che l'immagine mi trasmette.

4. Ci sono dei pigmenti che non possono mai mancare sulla tua tavolozza? Come avviene la scelta dei colori?
L'immagine che si forma nella mia mente ha già i colori definitivi, anche qui la sfida è quella di riuscire a renderli sul foglio. Una volta provate una serie di miscele diverse vado a scegliere quella che ritengo più rappresentativa.
5. Cosa rappresenta per te, esporre le tue opere, in una metropoli come New York?
Una sorpresa, un regalo, un'occasione inaspettata di poter suscitare emozioni nelle persone che verranno a vederle, a maggior ragione in una città così grande.
Ti ringrazio per l'opportunità che mi hai dato.