“Bentornato, Raffaello!”: lo Stendardo della Santissima Trinità torna a Città di Castello dopo il restauro e il successo al Met di New York
di La Redazione

CITTÀ DI CASTELLO – Un lungo e prestigioso percorso di tutela, ricerca e valorizzazione internazionale si conclude con il più atteso dei ritorni. Lo Stendardo della Santissima Trinità di Raffaello Sanzio, considerata la prima opera interamente autografa del maestro urbinate, è finalmente tornato a casa, nella Pinacoteca Comunale di Città di Castello.
Il rientro del capolavoro giunge dopo un complesso e delicato intervento di restauro eseguito a Roma dall'Istituto Centrale per il Restauro (ICR) e dopo essere stato protagonista assoluto a New York della mostra Raphael: Sublime Poetry presso il Metropolitan Museum of Art. Per accogliere degnamente l'opera, la Pinacoteca tifernate (secondo museo dell'Umbria) ha rinnovato la "Sala Raffaello" con un allestimento speciale che valorizza sia lo Stendardo sia i capolavori di Luca Signorelli, con cui il giovane Sanzio si confrontò nei suoi primi anni di attività.
Un capolavoro nato contro la peste
Realizzato indicativamente tra il 1499 e il 1502 per la Confraternita della Santissima Trinità, lo Stendardo nasce probabilmente come ex voto per celebrare la fine della pestilenza che colpì Città di Castello alla fine del Quattrocento.
In origine si trattava di un unico gonfalone processionale, poi separato nel 1628 in due tele distinte:
Da un lato, la Trinità con i santi Sebastiano e Rocco, protettori e invocati tradizionalmente contro le epidemie.
Dall'altro, Dio Padre che crea Eva dalla costola di Adamo addormentato.
Entrambe le scene sono immerse nel paesaggio verdeggiante dell'alta valle del Tevere, testimonianza del legame indissolubile tra l'artista e il territorio umbro.
La svolta del restauro
Il restauro, condotto dal Laboratorio Dipinti su tela dell'ICR sotto la direzione di Alessandra Ferlito, ha affrontato le criticità di un'opera storicamente segnata da ampie lacune. Grazie all'unione di tecniche tradizionali e tecnologia laser, i restauratori sono riusciti a rimuovere gli strati alterati depositatisi nel tempo, restituendo armonia e continuità visiva alla pittura.
Ma la vera, straordinaria scoperta è emersa proprio al di sotto di queste lacune: il recupero di un'estesa porzione del disegno preparatorio originale, tracciato di pugno da Raffaello direttamente sulla tela prima della stesura del colore. Una testimonianza inestimabile – finora nascosta dai precedenti restauri storici – che offre oggi agli studiosi un accesso diretto alla fase progettuale e al processo creativo del giovanissimo artista.
L'operazione è stata sostenuta anche dal contributo economico del Metropolitan Museum di New York, che ha collaborato con l'ICR e la Soprintendenza per garantire il trasporto dell'opera in totale sicurezza tramite una speciale cassa flottante anti-vibrazioni.
Le istituzioni
Soddisfazione e orgoglio nelle parole di Francesca Valentini, Soprintendente Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per l'Umbria:
«Questa operazione testimonia la forte sinergia tra le istituzioni per la valorizzazione del patrimonio umbro. La mostra a New York ha fatto luce sulla primogenitura di quest'opera giovanile, che ora torna sul territorio non solo per la comunità locale, ma come straordinario attrattore culturale di livello internazionale».
Gli fa eco il Direttore dell'Istituto Centrale del Restauro, Luigi Oliva:
«Oggi l'opera torna per essere apprezzata dopo il recupero di quello che si pensava perso definitivamente: il disegno di Raffaello sulla tela. Le lacune, finalmente ripulite con le tecnologie attuali, ci permettono di vedere il tratto originale del maestro prima della pittura. È un'opera rinnovata nella sua bellezza che oggi ci racconta molto di più sulla crescita e sul talento del giovane Raffaello».
I dettagli tecnici dell'intervento e i risultati della campagna diagnostica scientifica saranno presto raccolti in una pubblicazione speciale curata dall'ICR ed edita da Campisano Editore, a cui farà seguito una giornata di studi dedicata.
Per maggiori info
ICR STAMPA
Ufficio Comunicazione e ValorizzazioneIstituto Centrale per il Restauro
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