Intervista all'artista Anna Maria La Torre, tra i protagonisti dell'evento "Italy calls the World"

30.04.2026

di Elisa Tommasoni

In occasione della Mostra Internazionale "Italy calls the world" che si svolgerà a New York dal 21 giugno presso la Fridman Gallery, abbiamo avuto il piacere di intervistare Anna Maria La Torre, tra gli artisti selezionati per questo evento.
Anna Maria La Torre - Abstract music
Anna Maria La Torre - Abstract music

1. Prima di tutto ci vuoi parlare del tuo percorso come artista, hai una formazione accademica o sei autodidatta?

Il disegno è stato parte della mia vita sin da bambina. È vero, molti bambini disegnano, ma per me il fascino del segno e, più tardi, dei pigmenti colorati è andato molto oltre: è diventato una necessità, una forma di espressione profonda. Non sono autodidatta: ho una formazione artistica e nel 1983 ho conseguito la maturità d'arte presso l'Istituto Statale d'Arte di Catania, nella storica via Crociferi.

In quegli anni ho letteralmente respirato arte; quella scuola era un ambiente estremamente stimolante e ha segnato profondamente la mia adolescenza. È però alla fine degli anni Novanta che il mio percorso artistico prende una direzione più concreta. Dal 1998 entro con continuità nell'ambiente artistico catanese e la mia prima mostra segna un vero spartiacque. "Mi si è spalancato un mondo", se così posso dire. È lì che incontro i maestri del colore, assimilo tecniche, scopro l'uso della spatola, e comincio lentamente a riconoscere una voce che mi appartiene.

Da quel momento le occasioni espositive si moltiplicano: rassegne locali, poi città italiane — Milano, Cremona, Reggio Emilia, Firenze, Roma, Agrigento — e infine l'estero, con mostre in Spagna, Portogallo e Inghilterra. Ogni esposizione diventa un confronto, una crescita, un passaggio necessario.


2.Per la creazione delle tue opere agisci più su piano interiore e intuitivo o è un processo più razionale?

Agisco principalmente sul piano emozionale, istintivo. L'arte mi emoziona e sublima la parte più intima di me. Non potrei mai essere guidata da un processo esclusivamente razionale.

Certo, un'opera nasce anche dalla meditazione e dalla consapevolezza, ma è soprattutto ciò che vedo intorno e ciò che ascolto ad alimentare la mia creazione, sia nell'astratto che nel figurativo. Quindi nel mio lavoro non c'è mai un approccio freddamente razionale. La spinta creativa nasce altrove, in un luogo più profondo. La ragione entra nel processo, certo, ma come supporto, mai come guida. Mi paragono ad "un'antenna": capace di ricevere segnali dal mondo e restituirli attraverso il colore, il segno, il gesto pittorico.


3.Quanto è importante la cultura della tua regione di origine, la Sicilia, nella creazione delle tue opere?

Direi fondamentale. La Sicilia non è solo un luogo di origine, ma una presenza costante. È un'isola antica, stratificata, attraversata da miti, tradizioni e culture che arrivano dal mare.

Provo spesso stupore quando guardo il mare che per me è una fonte continua di ispirazione. Sono profondamente legata alla cultura della mia terra: mi attraversa, mi forma, e mi è impossibile non lasciarmene influenzare. Nelle mie opere più recenti affiorano spesso echi di mitologia greca e, soprattutto, il mare… c'è quasi sempre: a volte è solo un piccolo scorcio, un accenno; altre volte, invece, invade la tela con distese di blu e di azzurri, colori che abitano la mia tavolozza, sia quando lavoro in astratto sia quando torno al figurativo. 

Tutto questo entra nel mio lavoro come una corrente sotterranea: non fa rumore, non chiede attenzione, ma resta lì presenza costante, silenziosa, inevitabile.


4. So che nella tua trentennale carriera hai partecipato già a molti concorsi e mostre collettive, questa di New York è una nuova avventura che hai accettato per qualche motivo particolare?

Sì, è così… ho partecipato a molte rassegne d'arte e ho ricevuto diversi riconoscimenti, ma da qualche anno sentivo il desiderio di andare oltre l'Europa. Aspettavo il momento giusto.  Anni fa avevo già avuto contatti con una galleria di Manhattan, ma allora non mi sentivo pronta e ho preferito non prendere accordi. Un'esperienza oltreoceano richiede coraggio.

Oggi mi sento coraggiosa. Credo che sia arrivato il momento di dare a me stessa e alla mia arte un'opportunità in più. Diciamo che questa nuova tappa rappresenta un dono a me stessa, la vedo come un'ulteriore possibilità di crescita. 

E non manca un pensiero di gratitudine per chi ha creduto in me e nel mio lavoro lungo questo cammino, mi riferisco alla dott.ssa Francesca Callipari.


5. Nella tela che verrà esposta a New York, come in molte altre della tua produzione unisci figurativo e astratto, possiamo affermare che è una sintesi delle tue continue ricerche?

Sì, credo che questa tela sia una sintesi molto fedele delle mie ricerche. In questo lavoro il figurativo e l'astratto non convivono semplicemente: si cercano, si attraversano, si confondono fino a diventare un unico linguaggio. Il figurativo per me è la soglia del riconoscibile, è un appiglio, una memoria, un frammento di realtà, qualcosa che affiora. L'astratto, invece, è ciò che sta sotto: il movimento interiore, l'eco emotiva, quello che non ha un nome ma insiste.

Quando li fondo non lo faccio per "decorare" la figura o per renderla più contemporanea: lo faccio perché è così che sento le cose. La realtà non mi arriva mai intera e lineare; mi arriva a strati, con parti nitide e altre incerte, come quando un ricordo si accende e subito dopo si lascia invadere da ciò che proviamo. Per questo il gesto, la materia e il colore diventano fondamentali: sono il luogo in cui il controllo e l'istinto si incontrano, e dove posso cercare ogni volta un equilibrio nuovo.

In fondo, la mia pittura nasce proprio da questa tensione: tenere insieme ciò che è palese e ciò che è impercettibile, ciò che si vede e ciò che si intuisce.

E mi piace pensare che chi guarda possa entrarci lentamente, senza avere subito tutte le risposte lasciandosi guidare prima dal sentire, e poi, solo dopo, dal riconoscere.


Grazie! Vi invitiamo a seguire l'artista in questo prossimo evento a New York e attraverso il suo sito.


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