Angelo Mazzoleni - L’Archeologia dell’Essere: trame di memoria tra passato e futuro
di Francesca Callipari
Artista di fama ormai consolidata, Angelo Mazzoleni è nato a Firenze. Si è perfezionato presso l'Accademia Carrara di Bergamo, città dove tuttora risiede e opera, iniziando la carriera con lo studio della pittura antica e partecipando a numerose esposizioni in tutta Italia. Si interessa inoltre di paleontologia scoprendo in particolare alcuni reperti fossili importanti, donati ai musei di Milano e Bergamo, tra cui un erionide di un genere ancora sconosciuto, al quale è stato dato il suo nome nelle relative pubblicazioni scientifiche.

L'opera di Angelo Mazzoleni si manifesta come una cattedrale di silenzi e sedimentazioni, un luogo dove la materia non è mai inerte, ma vibra come un organismo vivente. La sua ricerca, che si snoda attraverso un viaggio evolutivo ormai quarantennale, non è una semplice successione di espressioni stilistiche, ma una discesa nelle profondità dell'essere: un'indagine paleontologica dello spirito che trasforma la tela in una trama di memorie universali. Attraverso la fondazione della Nuova Arte Sincretica, Mazzoleni ha eretto un collegamento audace tra le ere, facendo dialogare l'arte primitiva con il Rinascimento, l'astrazione moderna con la figurazione archetipica, in una sintesi che annulla la distanza tra passato e futuro.
Il suo percorso muove dall'esplorazione dei miti d'infanzia per scivolare verso la ricerca degli archetipi universali, giungendo a una maturità post-moderna dove il sincretismo diventa vera e propria stratificazione del tempo. Questa evoluzione conduce l'artista a farsi custode di una "quarta dimensione" dove la rugosità del fossile — come il celebre Pseudocoleia Mazzolenii da lui scoperto — incontra la visione generata dall'Intelligenza Artificiale. Tuttavia, l'IA non viene concepita da Mazzoleni come un freddo sostituto della mano, bensì come un "microscopio della coscienza" capace di estrarre connessioni invisibili tra le epoche, trasformando il dato tecnologico in un rinnovato archivio della nostra storia millenaria.
Le sue opere diventano, pertanto, soglie fisiche dove, per certi versi, la lezione materica di Antoni Tàpies e la visione cosmica di Paul Klee sembrano fondersi ed evolversi in un'estetica della sovrapposizione.

In questo scenario, l'artista appare come un artefice eclettico e polifonico, capace di sondare le profondità dell'universo con la curiosità di uno scienziato e la sensibilità di un visionario. La sua non è una semplice ricerca artistica, ma un'indagine ontologica che scava nel rapporto ancestrale tra l'uomo e la natura, laddove l'impronta umana si fa destino e la natura testimonianza. Egli non si ferma alla superficie delle cose: insegue orme e vestigia del nostro passato, trasfigurandole in una dimensione spesso onirica e sospesa. È un viaggio che parte dalla densità della materia per spingersi verso una tensione trascendente, ricercando in ogni segno quel senso di assoluto che abbraccia l'intero cosmo. Ne consegue un'alchimia capace di unire la densità del colore alla purezza della visione interiore, tracciando una coerenza stilistica che emerge dall'analisi delle sue molteplici traiettorie espressive. Tale connessione trova una sua lucida manifestazione in opere come "Astrazione con paesaggio" o in "Linguaggi Sincretici" nelle quali l'artista evidenzia il rapporto fisico con il colore e la materia, definendo una spazialità sintetica di matrice longhiana, con lame di luce metafisica che tagliano blocchi di colore puro e spessori materici. Questa tensione formale vira verso un'interiorità più sottile nella serie 'Tra le pieghe dell'anima', dove le opere diventano paesaggio dell'inconscio: una sospensione onirica che si concentra sull'indagine profonda delle emozioni umane. La ricerca si sposta, dunque, in questo caso, sul contrasto visivo tra la presenza della figura e il dinamismo dei panneggi, le cui pieghe diventano labirinti dell'io, portando alla luce le orme invisibili del vissuto, attraverso un gioco di luci e ombre che sembra immergersi nelle complessità della psiche.
L'impegno dell'artista non rimane, però, confinato nella pura astrazione speculativa, innestandosi altresì nella ferita del contemporaneo. In "Gaza 2025", l'indagine visiva si accosta ad una necessità etica che trasforma l'opera in un "muro del pianto".

Un'archeologia del dolore capace di trasformare il cromatismo tragico in preghiera di resistenza, dimostrando come il Sincretismo possa farsi strumento di indagine civile contro l'oblio della storia.
Il vertice di questa parabola si compie infine nella serie "Archeologia dell'Essere - serie Archetipi", dove l'Intelligenza Artificiale ci proietta verso una dimensione più onirica e trascedente. Ciò nonostante, permane quell'interesse primordiale dell'artista per il simbolo, per la sacralità della lettera e il rapporto tra luce e ombra, che qui pur configurandosi come emanazione elettronica mantiene lo stesso rigore metafisico delle opere pittoriche.
In definitiva, tentare di circoscrivere l'arte di Angelo Mazzoleni in una definizione univoca risulterebbe un'operazione complessa, se non impossibile, data la sua natura intrinsecamente metamorfica. Certamente potremmo affermare che la sua ricerca appare, in sostanza, come una ribellione alla superficialità del nostro tempo: ricomponendo i frammenti dispersi della nostra memoria collettiva, l'artista sembra voler lasciare una testimonianza indissolubile che fonde la radice arcaica alla visione universale del futuro per condurci di fronte a una profonda riflessione sulla nostra essenza.
Francesca Callipari
Art critic and Art curator