Intervista all'artista Anastasia Yanchuk "Nati", tra i protagonisti dell'evento "Italy calls the World"
di Elisa Tommasoni
In occasione della Mostra Internazionale "Italy calls the world" che si svolgerà a New York dal 21 giugno presso la Fridman Gallery, abbiamo avuto il piacere di intervistare Anastasia Yanchuk in arte Nati, tra gli artisti selezionati per questo evento.

1. Prima di tutto ci vuoi parlare del tuo percorso come artista, hai una formazione accademica o sei autodidatta?
Salve, innanzitutto desidero ringraziare la Storica e Critica d'Arte Francesca Callipari per avermi invitata al progetto "Italy Calls the World". È per me un grande onore farne parte!
Per quanto riguarda la mia formazione, ho una preparazione universitaria nel campo del design d'interni, durante la quale ho approfondito lo studio della pittura e del disegno. Dopo la laurea ho attraversato un periodo di pausa, ma nel 2014 ho sentito un richiamo profondo verso l'arte, che mi ha riportata naturalmente alla pittura. All'inizio di questa fase ho mosso i miei primi passi in modo personale e autodidatta, sperimentando diversi stili, tecniche e linguaggi espressivi, alla ricerca della mia identità artistica.
A partire dal 2016–2017 ho intrapreso un percorso di studio più strutturato con la pittrice Barbara Fantaguzzi, con la quale continuo tuttora a lavorare. Parallelamente porto avanti una ricerca personale costante, basata su sperimentazione, studio e crescita continua.
2. Per la creazione delle tue opere agisci più su piano interiore e intuitivo o è un processo più razionale?
Il mio processo creativo è profondamente intuitivo. Nasce da un movimento interiore, da un'emozione che emerge e chiede di essere trasformata in immagine. La razionalità interviene in un secondo momento, come uno strumento di equilibrio. Ma è sempre l'intuizione a guidare il primo gesto, quello più autentico.
3. Quanto è importante la cultura della tua terra di origine, nella creazione delle tue opere?
Direi che ha avuto un ruolo importante nel mio percorso artistico. Sono nata in un contesto, quello dell'ex URSS, che riuniva popoli diversi, ciascuno con una propria storia e identità culturale. Questo patrimonio culturale si sviluppa nel tempo: nel corso dei secoli, le diverse culture si sono progressivamente arricchite, anche grazie a importanti scambi con l'Europa, in particolare con l'Italia e la Francia, dando vita a un dialogo artistico molto intenso.
Credo che proprio questa ricchezza e diversità culturale mi abbiano trasmesso una naturale apertura verso linguaggi differenti, che oggi si riflette anche nella varietà di stili presenti nelle mie opere.

4. So che hai partecipato già a molti concorsi e mostre collettive, questa di New York è una nuova avventura che hai accettato per qualche motivo particolare?
New York è una città meravigliosa, alla quale sono profondamente legata. Il mio primo viaggio negli Stati Uniti è iniziato proprio lì, ed è stato amore a prima vista. È un luogo che ispira profondamente: per questa mostra ho realizzato due opere nuove, ispirate all'energia della città che sento molto vicina, capace di trasmettere emozioni intense e un'energia unica. Per questo motivo desideravo fortemente esporre le mie opere in un contesto così speciale.
Inoltre, è sempre per me un piacere prendere parte ai progetti curati da Francesca Callipari, che stimo profondamente, anche in ambiti internazionali così significativi.
5. Le opere che porti in mostra a New York rientrano in un tema a te molto caro, la Femminilità. Ci spieghi perché ami sviluppare spesso questo tema nelle tue opere?
Credo che oggi il mondo moderno sia fortemente orientato verso un'energia razionale e più "maschile", legata alla forza, anche fisica. In questo contesto, la femminilità - intesa come intuizione, eleganza e forza interiore - è una dimensione che spesso manca nella società.
Attraverso la mia arte cerco di riportare questa qualità al centro, come una forza capace di creare equilibrio e armonia.